Professione reporter per l’edizione 2017 del Premio Bergamo

Il mio desiderio di scrivere mi ha portata molto lontano pur restando in città. Da quando la scrittura è parte del mio quotidiano mi sono venute incontro opportunità che non avrei mai saputo immaginare. L’avventura degli ultimi due mesi è stata vestire i panni del reporter per Bergamonews – uno dei principali quotidiani della città di Bergamo – e seguire l’edizione 2017 del Premio Nazionale di Narrativa Bergamogiornale

Tutto nasce l’estate scorsa da un annuncio trovato per caso su Twitter, la redazione del giornale annunciava la ricerca di collaboratori offrendo in cambio un corso di giornalismo. Nel giro di qualche giorno accetto la sfida e presento la mia candidatura, certa che difficilmente avrei avuto il tempo per un corso e che il reclutamento mirasse dritto alle giovani leve, più in confidenza con il mondo social e possibilmente già instradate in una carriera accademica di impronta giornalistica. Come mio solito mi sbagliavo, per fortuna!

Il corso è finito a gennaio e sono riuscita a frequentarlo, tutto, senza saltare una lezione. E se è vero che da cosa nasce cosa, per me è nata l’opportunità di seguire e conoscere da vicino la 33ma edizione del Premio Bergamo. E’ un premio di rilievo nazionale che negli anni ha avuto tra i finalisti grandi firme della narrativa italiana contemporanea, come Diego De Silva, Luca Doninelli, Sebastiano Vassalli, Eraldo Affinati, Aldo Busi, Niccolò Ammaniti, Alda Merini e Alessandro Baricco.

In questa esperienza scrittura e lettura si sono intrecciate a 360 gradi. Ho letto cinque libri che forse non avrei mai scoperto. Ogni testo è diventato un post sul blog sotto forma di recensione. Integrare l’impegno per il giornale con le recensioni sul blog mi ha permesso di esserci e non trascurare uno spazio espressivo – in questo momento per me molto importante – e sopratutto di tener viva la mia scrittura.

L’aspetto più interessante è stato intervistare ognuno dei cinque finalisti e condividere con loro i post di recensione. Poter dialogare direttamente con l’autore penso sia la suprema aspirazione del lettore. Un libro è un mondo, un’esperienza, un viaggio e se chi lo legge non si arricchisce di qualche punto interrogativo c’è qualcosa che non va: vuol dire che ha attraversato quel bosco come se fosse un tunnel bianco o lo ha fatto ad occhi chiusi.

Quel che mi resta di Giorgio Vasta è quanto, scrivendo il suo libro, si è divertito a mescolare realtà e finzione. L’effetto sperato lo ha creato non tanto pubblicando il testo, quanto invece dichiarando a margine – in interviste e presentazioni – che il suo non è un vero reportage. Quel viaggio lo ha fatto davvero, ma diversi elementi della narrazione, come gran parte dei dialoghi, sono inventati e altri, ad esempio alcuni personaggi, sono stati ritoccati. Si crea così nel lettore una confusione tale che piuttosto che cercare di distinguere cosa è vero e cosa è frutto di immaginazione, chi lo ha letto preferisce liquidare l’intera storia dandola comunque per vera.

Di Rossana Campo ho apprezzato il grande coraggio di mettersi a nudo, di fronte a se stessa e ai suoi lettori. E’ riuscita a fare un vero e proprio miracolo ripercorrendo momenti significativi e dolorosi della sua vita, senza maschere né filtri. Unico bagaglio di questo viaggio è stata l’autenticità. La meta raggiunta è quell’inspiegabile speranza che scaturisce dal riconoscere l’amore. Interessante è anche la ricerca che fa nella scrittura. L’autrice pur maneggiando un’ampio background letterario classico e contemporaneo, vuole trovare una forma comunicativa che raggiunga una platea ampia di lettori per arrivare in particolare a quelle persone ai margini che nei suoi libri hanno l’opportunità di essere protagonisti.

Quel che mi resta impresso di Andrea Bajani è la forza poetica e salvifica che nella sua favola per adulti ha dato alle parole. Penso alle lettere che il bambino scrive nella sua testa ma che non riesce mai a portare a termine, come se avesse il timore che se esprimesse tutto così chiaro fino in fondo nella sua testa poi resterebbe lì e forse non riuscirebbe a renderlo possibile nella realtà. E poi ci sono le parole delle storie libri che portano altrove e tengono compagnia. Ci sono le parole di quei discorsi in famiglia che d’improvviso cadono sul pavimento e si rompono in mille pezzi. La stranezza è che il libro non riporta mai una conversazione. La presenza delle parole è comunque molto forte sotto forma di poesia, scambi epistolari immaginari e reali, silenzi, ma anche dialoghi appunto non trascritti.

Nadia Terranova è stata molto pudica nel dichiarare che nel suo libro ci sono diversi elementi autobiografici. Nell’epilogo è quasi palpabile quanto questa storia le appartenga e come per lei sia stato importante e allo stesso tempo difficile raccontarla. Eppure il suo libro sembra scritto con l’immediatezza della lucidità. Come se fosse frutto di un’illuminazione improvvisa che quando si svela detta una storia fatta di una selezione di parole molto precisa che va soltanto trascritta. Della sua presentazione voglio tenere queste parole: “Mi sono raccontata da sola una storia che non mi ha mai raccontato nessuno“.

premio bg 17Di Alessandro Zaccuri ho apprezzato, oltre ai 50 like su Facebook del post di recensione del suo libro, la semplicità con cui ha affrontato il tema del rapporto padre figlio. Tutti gli elementi del testo – dalla storia ai nomi dei personaggi, dal contesto sociale allo stile narrativo – sono semplici ma racchiudono in sé tutta la complessità del confronto generazionale, di genere, di valori, linguaggi e culture. Ci sono il peso e la leggerezza dei sentimenti, del non-detto, dall’agire d’impulso, di paure, aspettative e speranze che troviamo nella realtà di ogni provincia italiana, così come in ogni famiglia.

Se mi chiedete chi ha quello stacco che gli permette di vincere il Premio quest’anno, non saprei. Difficile mettere a confronto una favola per adulti con un non-diario di viaggio; un memoriale su un padre con con un romanzo sulla malavita a conduzione familiare, o ancora, con la storia di un amore che resiste alla fragilità delle persone che lega. E poi del resto non sta a me decretare il vincitore. Mi affido al verdetto delle giurie popolari e aspetto la cerimonia di premiazione del 29 aprile.

Post scriptum: è possibile trovare le interviste ad ogni autore all’interno dei post di recensione dei libri, ognuno dei cinque post che precedono questo è la recensione di uno dei libri finalisti del Premio Bergamo 2017. All’interno del testo di ciascuna recensione è possibile cliccare sul nome dell’autore e collegarsi direttamente all’intervista pubblicata su Bergamonews.
Ringrazio chi è passato di qui a dare un’occhiata.

Immagini da Pixabay e de La Sere

Professione reporter per l’edizione 2017 del Premio Bergamoultima modifica: 2017-03-30T22:37:14+00:00da lesenedelase
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