Viaggio in Cornovaglia: finalmente a St Ives

Il quarto giorno di viaggio è preceduto da una notte movimentata ed è dedicato, prima, ad una fase di ambientamento al regime di condivisione e auto-organizzazione tipico della vita da ostello e poi finalmente alla scoperta di St Ives e dei luoghi di Virginia Woolf. St Ives 3

E’ domenica, quindi posso sperare che il fracasso che proveniva stanotte dalla strada fosse solo euforia del sabato sera e che per il resto della settimana questa baldoria possa essere più contenuta.

Non ho dormito molto. Il Cohort Hostel è un ostello fantastico. L’edificio è una vecchia scuola dalla facciata austera di pietra. All’interno le stanze ospitano robusti letti di legno e ferro saldamente ancorati ad un pavimento a listoni di parquet. La pulizia può considerarsi maniacale, penso di non aver mai visto così linda neanche casa mia dopo un raptus di casalinghite acuta. 

Cohort hostel St Ives

Le ragioni di una notte per metà insonne non le ho mai individuate con certezza. Penso sia un mix tra l’aver sottovalutato gli effetti del caffè all’americana, la difficoltà ad ambientarsi in un posto nuovo, i rumori della vita notturna e l’eccitazione di essere finalmente a St Ives.

Rientrata in ostello ieri sera ho trovato la stanza nel buio più totale e le mie due compagne di stanza sembravano aver preso sonno già da un pezzo. E’ stata un’impresa recuperare al buio il necessario per una doccia e poi tornare, vestirmi e uscire di nuovo, per stare nella sala bar-lettura ad aggiornare il diario di viaggio e magari leggere un po’. Sto leggendo poco-nulla in questi giorni. E stasera non ho per niente sonno. In fondo sono solo le 22.30, è presto per considerare la giornata già chiusa. Sembra mi sia scordata di tutto ciò che ho fatto oggiCohort Hostel St Ives 2

Il sonno ha preso il sopravvento verso le due, dopo che ho sistemato le mie cose e anche perso qualche pezzo. Ad un certo punto lo spazzolino da denti è precipitato nel vuoto. Il letto che mi è stato assegnato è un letto-sopra di un letto-a-castello, alto quanto un grattacielo e il primo gradino della scala è all’altezza del mio ombelico. Nel semi buio della stanza stentavo a riconoscere l’oggetto disperso e anche a individuare esattamente dove fosse finito.

Quando mi sveglio piove a dirotto. Per prima cosa devo occuparmi della colazione. Potrei sfruttare il bar interno all’ostello, la bacheca annuncia colazioni a buon prezzo. Ma alle 8,30 è ancora chiuso. Forse la domenica il servizio non è attivo. Bardata e munita di ombrello e k-way faccio un salto al supermercato a pochi passi dall’ostello.

E’ un supermercato della catena Co-op food store, aperto sette giorni su sette fino alle 22. Si rivelerà fondamentale in questi giorni. Qui attingerò abbondantemente, anche due volte al giorno per frutta, acqua e tutto ciò che mi serve. Ieri sera ho inaugurato i miei acquisti comprando un pacchetto di cinque penne, onde evitare di restare senza la possibilità di scrivere, come mi è successo durante il viaggio di ieri. St Ives 4

La mattinata, dopo una perfetta colazione a base di lamponi giganti, yogurt, pane e caffè americano, prevede la messa della domenica alla chiesta cattolica di St Heart e un intervento di manutenzione al piano di battaglia dei tre giorni che passerò qui. Deve essere il più possibile a prova di alti e bassi del meteo.

In realtà prima di tutto devo telefonare a casa. Viaggiare non è semplice in questo periodo, sopratutto nelle capitali europee, dove ogni giorno ci sono attentati, arresti per terrorismo o situazioni che fanno saltare nervi già tesi dalla paura che possa succedere qualcosa. Ieri sera sono stati ben due i fatti che sicuramente fanno stare in pensiero chi è a casa: l’attentato sul London bridge e la folla in fuga in piazza San Carlo a Torino scatenata dal panico per un falso allarme terrorismo.

Quel che mi resta impresso della predica del parroco è quel something has to change in the world” ed effettivamente – se non vogliamo vivere nella paura, nell’intolleranza reciproca e in uno stato perenne di guerra – qualcosa deve cambiare. A fine messa apprezzo molto il parroco che aspetta all’uscita per salutare ogni persona e augurarle buona domenica. A me chiede anche da dove vengo.

godrevy-2066697_960_720Per fortuna ora è tornato un po’ di sole. In attesa di capire se il tempo tende effettivamente al meglio, mi avvio al porto e comincio a chiedere se ci sono escursioni per il faro di Godrevy. Purtroppo ne viene organizzata una a settimana il giovedì e io giovedì non sarò più qui. E già capisco che Godrevy è da mettere, insieme a Mevaggissey, nella lista delle località difficili da avvicinare.

Godrevy è un faro di un bianco immacolato che domina una scogliera scura sempre animata dai riccioli chiari delle onde capricciose che vi si infrangono. Il faro è sempre ben visibile da St Ives, ma se ne resta sullo sfondo, quasi a sfidare chi lo guarda con un invito a raggiungerlo. E’ una presenza forte che sembra volerti dire che se per caso non riesci ad avvicinarlo, lui comunque non ti toglierà gli occhi di dosso. Non è difficile pensare che abbia ispirato Virginia Woolf per il libro Gita al Faro.

delfini St IvesUna signora di Prime Time che raccoglie turisti per le prossime partenze mi offre un’escursione in barca lungo la scogliera ovest di St Ives con la promessa di vedere le foche.

Dal mare ripercorriamo a ritroso gran parte del sentiero che ho fatto lo scorso anno a piedi partendo da Zennor. Già poco lontano dal porto ci segue un branco di delfini. Penso di non aver mai visto un gruppo così numeroso. Saranno almeno una decina. Ma la cosa più tenera è vedere riemergere dall’acqua le timide testoline di due foche che vivono a Seal Island, un groviglio di scogli poco al largo dalla costa, dove il mare si infrange con una certa decisione. Il contrasto tra il galoppo delle onde e il delicato affiorare delle foche è commuovente. Seal island St Ives foca

Di ritorno in porto incontriamo ancora qualche delfino in vena di esibirsi. Lo skipper di Prime Time è piuttosto taciturno, fotografa e filma delfini e foche quasi come se anche lui li vedesse per la prima volta. E’ merito del mio spiccato inglese, l’impossibilità di capire se questi avvistamenti sono sempre parte dell’esperienza o se oggi, semplicemente, siamo stati fortunati.

Una volta sbarcata mi perdo in qualche selfie a prova di vento intorno al piccolo faro del porto. Per pranzo sono indecisa tra qualcosa da prepararmi in ostello o fermarmi in un locale. I miei dubbi svaniscono quando vedo i taglieri che servono da The Searoom.

Nel giro di pochi minuti sono seduta a un tavolo esterno del bistrò, a un paio di passi dalla banchina e sto ordinando. Il pranzo di oggi è un tagliere di salumi della Cornovaglia, un pezzo di formaggio (che è burro), e una piccola insalata. Bevo della limonata fredda e concludo con un dolce tipico: la cornish cream tea. Si tratta di un piccolo pane molto burroso su cui spalmare una crema di burro e mascarpone e della marmellata. Il mio pranzo della domenica è stato un burro-party da leccarsi i baffiSea Room St Ives tagliere

The Searoom è uno dei locali da mettere in programma per un pranzo o una merenda a St Ives. Solo l’idea di una tea room rinominata sea room fa girare la testa. La qualità del servizio e dei piatti è eccellente. La location è molto curata e perfetta per godersi l’oceano e la movida del porto, anche in caso di pioggia. Le porzioni però potrebbero essere un po’ più generose, considerato il prezzo.

Nel frattempo il sole sembra promettere una presenza piuttosto massiccia. Non posso concedermi troppo tempo seduta al tavolo perché sento già qualche sintomo da insolazione. Decido quindi di sacrificare quello che probabilmente sarebbe un pomeriggio perfetto per la spiaggia, cercando riparo alla Tate St Ives.

Dell’esposizione apprezzo solo qualche opera. Mi aspettavo un’arte figurativa – oceano, verdi scogliere, tramonti – come quella che si trova nelle piccole gallerie che ci sono in ogni angolo di St Ives. Nella Tate viene ricostruita la nascita e l’evoluzione di una corrente artistica di scultori e pittori, che per creare, ha tratto spunto dagli elementi del paesaggio naturale, rivisitandoli in chiave astratta. Chi legge apprezzi questi rudimentali pensieri che sono riuscita ed esprimere su un tema – l’arte – che per quanto apprezzabile per me è terreno minato quanto l’inglese.Tate St Ives vetrata

L’opera migliore resta secondo me la vetrata che si affaccia sulla spiaggia di Porthmeor – quella del tramonto di ieri sera – di giorno molto apprezzata per le sue onde dai surfisti. La particolarità di questa vetrata è la forma cilindrica. Se ci si mette di fronte all’oceano la vista frontale è quella di una spiaggia che fa venire in mente la California. Se invece si guarda la curva destra del vetro si vede riflessa la scogliera ad ovest e viceversa la curva sinistra fa da specchio alla collina The Island – dominata dalla piccola St Nicholas Chapel – che divide le baie, e omonime spiagge, di Porthmeor e Porthgwidden. Barbara Hepworth museum 2

Il pomeriggio all’insegna dell’arte prosegue con il museo della scultrice Barbara Hepworth, il cui biglietto è abbinato al titolo d’ingresso alla Tate. Qui quel che mi fa impazzire è la luce delle serre in cui l’artista aveva allestito il suo laboratorio, oggi chiuse e mantenute pressoché intatte a conservare utensili, strumenti di lavoro e alcune opere rimaste incompiute. Il giardino è un piccolo Eden. Mi siedo su una panchina in contemplazione e non mi riesce difficile trovare la voglia di creare qualcosa di bello pensando alla bellezza che regna qui tra piante fiori e sculture, ma anche alla pace e alla vista dei tetti di St Ives e dell’oceano. Barbara Hepworth Museum

Per concludere il percorso musei torno verso porto con l’intenzione di visitare il St Ives Museum. Niente da fare, di domenica è chiuso.

La giornata si chiude con un hamburger e patate con buccia divorato da Blas, su ottimo consiglio della Lonely Planet. Un’esperienza culinaria da non perdere.

Dopo cena, in attesa del tramonto, mi metto alla ricerca di Talland House, la casa con vista su Godrevy, dove ha soggiornato per diverse estati Virginia Woolf. Non ho ancora trovato niente qui a St Ives che ricordi la scrittrice. Di Talland house e di St Ives la Woolf parla nei suoi diari, si trova qualche brano nel libro Qui è rimasto qualcosa di noi.

Sulla mappa che mi ha fornito l’ostello trovo Talland road, non molto distante dal centro. Cerco qualche informazione più precisa su internet, ma su Visit St Ives ci sono solo un paio di righe in cui si menziona Virginia Woolf.

E’ sul sito della Virginia Woolf Society UK che trovo l’indirizzo esatto della casa, mentre sul blog blooming Woolf c’è una foto recente della residenza, che negli anni è stata oggetto di diversi interventi di restauro e/o parziale ricostruzione.

La mia ricerca di indizi sulla Woolf non ha dato risultati soddisfacenti e temo ahimè che non troverò un granché. L’unico luogo in cui confido è il museo di St Ives. Talland house St Ives

E’ un mistero come nel giro di poco più di un secolo, St Ives, punto nevralgico del turismo e dell’arte della Cornovaglia, non abbia trovato spazio nella memoria storico-letteraria da dedicare ad una scrittrice di fama internazionale, resa celebre da best-seller come Gita al Faro e Una stanza tutta per sè, che probabilmente non sarebbero stati scritti o non evocherebbero le stesse immagini, se la Woolf non avesse trascorso gran parte delle estati della sua infanzia a Talland House.

Stasera nella lista delle cose non fatte metto il faro di Godrevy e il St Ives Museum.

St Ives, 4 giugno 2017

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere (faro di Godrevy da pixabay.com)

Viaggio in Cornovaglia: finalmente a St Ivesultima modifica: 2017-07-12T10:46:28+00:00da lesenedelase
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