Virginia, tacco 12 e PummaRhò

Oggi con questo vento sembrano tutti matti. Anche Virginia ha il suo bel ciuffo, sembra Einstein, ma non erano sicuramente queste le intenzioni del suo parrucchiere stamattina.

Virginia è single, ha trentacinque anni e vive da sola da quasi un anno. A settembre il suo quarto punto nella lista-dei-buoni-propositi-da-rientro era: imparare a cucinare. Il primo ed incontrastato è: trovare l’anima gemella, il secondo mettersi a dieta, il terzo è impegnare almeno tre sere a settimana in attività sportive o di pubblic relation. Essenza del punto quattro è, ovviamente, il non farsi trovare impreparata quando le capiterà sotto tiro un uomo single, belloccio e benestante, da prendere per la gola. cena

Lunedì e mercoledì pilates, martedì corso di salsa, venerdì happy hour con le amiche. Il corso di cucina del giovedì spezza perfettamente la settimana. Oggi è sabato e sua cugina Elena viene a cena con un amico che vuole presentarle. Virginia è finalmente pronta per sguinzagliare le sue doti culinarie, del resto le sta addestrando da ben due mesi. Stasera pizza!

La giornata è iniziata con una scaletta ben precisa di cose da fare e un timing che non ammette sbavature né distrazioni. Anzi Virginia ha sfruttato alla perfezione i “nel frattempo” e i “ mentre”. Mentre ha passato l’aspirapolvere, la maschera per il viso era in azione per sprigionare gli effetti benefici garantiti dalle minuscole scritte sul retro della confezione. Ha portato a temperatura il forno e, nel frattempo, ha preparato l’impasto della pizza. Durante la lievitazione ha lucidato bicchieri e posate da mettere in tavola.

Finalmente eccola alla stesura della pasta, poi, una volta guarnita e infornata, avrebbe giusto il tempo di sistemarsi quei boccoli bistrattati dal vento e la frangetta che ormai è  un mega ciuffo indefinito. Tempo dell’operazione: dieci minuti scarsi. D’improvviso però Virginia si rende conto che non ha più neanche una scatola di pomodori pelati. Un attimo di mancamento. Un magone le riempie gli occhi di lacrime. Si siede pensando a quello spazio vuoto tra le olive e l’olio. Si lascia andare ad un pianto come una bambina a cui hanno rubato il giocattolo preferito.

pizzaNon c’è rimedio! Come si fa? Passa rapidamente in rassegna una serie di immagini: la fatica del rientro dopo le ferie estive, quei buoni propositi appuntati sull’I Phone già ad inizio agosto, due mesi di corso di cucina che le avevano restituito un po’ di fiducia e di autostima, il selfie con il cuoco Brandi, la pizza d’asporto che da ordinare di lì a poco, l’amico della cugina che se ne va subito dopo il caffè, inventando un impegno improvviso.

Poi lo sguardo lucido cade sui numeri del display del forno: 19:40. Di scatto si alza. Un’illuminazione. Il supermercato di Via Piave è aperto fino alle 20,00. Può farcela. Si mette il tacco 12, pronto da indossare per la serata, e, anche se non c’entra nulla con la tuta di acetato viola, si precipita al supermercato.

Arriva a pochi minuti dalla chiusura. Qualcosa non va, anzi è  cambiato. Da qualche mese non mette piede in quel posto, si rende conto solo ora che c’è stato un cambio di gestione, è diventato un hard discount, di quelli con i prodotti esposti negli scatoloni. Virginia odia quei posti dove la gente puzza, veste senza criterio e ha il capello unto. E non fa altro che ravanare, con delle manacce ingiallite dal tabacco o sporche di olio da motore, in quell’ammasso di anonimi e sformati contenitori di cartone, scombinando il già precario ordine delle confezioni. E poi non si trova mai nulla in quei posti. Sicuramente vicino alla pasta c’è uno straccio per i pavimenti, che si illude  di essere fedelmente identico  all’ultima generazione Swiffer o Vileda.

Così Virginia si mette a zompettare con stile da una corsia all’altra, in cerca di quella benedetta confezione di pelati che le ha rovinato  tutta la tabella di marcia.

Eccolo! Trova l’ultima latta nello scatolone con la scritta “Pelati PummaRhò”. La guarda tra il perplesso, il deluso e il disperato. Quel Rhò sa di tangenziale, di raffineria, di inquinamento. Ma è l’unica confezione ed è pure in offertissima per scadenza ravvicinata. “Non ho alternative”. Corre alla cassa, tenendola alta sopra la testa come se fosse la coppa campioni. Raggiunta vincente la meta, forte di aver schivato abilmente qualsiasi contatto umano, finalmente un bel sospiro, può rilassarsi. tacco 12

Un po’ troppo però. La latta le sfugge, cade a terra e si ammacca.  Virginia la raccoglie subito come fosse uno scrigno d’oro, la controlla, e vedendo che non ci sono perdite la mette sul nastro della cassa. “Se l’ho trovata e sono arrivata fin qui vuol dire che questa serata non potrà che essere un successo. Tutto merito del mio nuovo tacco 12”.

Mi chiamo “PummaRhò 012-Lg-16-001E” e scado domani. Qui al supermercato si sta magnificamente bene. Meglio che chiuso in uno scatolone, stipato con altri ventitré consanguinei. Qui c’è luce, musica, una discreta visuale e si sta in compagnia. Non si viaggia più. Niente più sali, scendi, sposta, butta, sballottola, caldo, freddo, umido, congelato. A parte qualche piccolo spostamento, qui si può dire che finalmente si trova la pace, si sta fermi.

Anche lo spazio è di più, a mano a mano che i compagni trovano casa. Ora, tra l’altro, ho tutto lo spazio per me e mi sento il re di un attico a Manhattan. Da qui riesco a vedere quasi tutto il supermercato. Sin dalla produzione, insieme ai miei compagni, ho sognato e scommesso su quali mani avrebbero scelto me e non loro. Ora sono rimasto solo e guardando i clienti mi tornano in mente le nostre scommesse e i nostri sogni.

0013E è finito nelle mani appiccicaticce di un bambino, tutto impiastrato di gelato. E pensare che sperava di rimanere per un po’ indisturbato nella buia dispensa di un manager single. 0021E è stato acciuffato dalla mano insicura e tremolante di una vecchietta, l’ha scelto ieri perché era in offerta. Lui che voleva per sé la presa delicata di una signora chic. 0008E è stato più fortunato, non so come sia riuscito sempre ad ottenere ciò che voleva. Compreso il posto in prima fila, ovviamente. Se ne è andato con una signora sulla cinquantina con una lunga lista della spesa. Aveva tutta l’aria di quella che cucina delle cosine proprio deliziose.

supermercatoIo, qui da solo, a volte mi annoio. E ora che sono al limite della scadenza, rischio di essere rispedito indietro. Di nuovo sali, scendi, sposta, butta, sballottola, caldo, freddo, umido, congelato. A volte temo il peggio. Per distrarmi in questi ultimi dieci minuti, in cui ancora tutte le luci sono accese, la gente gira con i carrelli e c’è ancora in sottofondo la radio, sto osservando quella strana signora che zompetta con un tacco 12 e …ma…è una tuta di acetato viola?? Mamma mia devo proprio essere al limite della scadenza!

Non si capisce bene cosa cerchi. Appena entrata è schizzata subito nel settore pane, fette biscottate, pasta e affini. Poi si è lanciata a bomba sui prodotti in scatola (legumi, tonno, fagiolini). Ora sta correndo come un velocista verso la zona delle offerte, facendo slalom tra le persone che incontra. Sembra abbia paura di rimanerci attaccata se soltanto le sfiora. Si sta avvicinando sempre di più e a me sta venendo l’ansia. Non voglio illudermi. E non voglio neanche finire nelle mani di una pazza squinternata. Chissà cosa ci fa questa con una confezione di pelati che scade domani. barattoli

Aiuto. Mi ha agguantato come un pallone da rugby che deve fare meta. Mi ha portato come un trofeo fino alla cassa. E poi ha improvvisamente mi ha mollato e sono precipitato a terra. Che botta! Fortuna non mi sono rotto niente. Per un attimo ho pensato che mi abbandonasse lì alla cassa, come ho visto fare con tanti altri. Sentirsi abbandonato è quasi peggio che esserlo per davvero. Pochi istanti dopo mi ha raccolto con una certa cura, come se fossi l’unico esemplare in vita di una specie animale in via d’estinzione. Ha controllato che fossi tutto intero e, soddisfatta di sé, mi ha messo sul nastro trasportatore della cassa. Finalmente ho trovato casa!

Virginia, tacco 12 e PummaRhòultima modifica: 2016-11-16T22:41:19+00:00da lesenedelase
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