Déjà vu estivo nell’autunno di Levanto

Quando arrivi a Levanto non puoi ignorarlo, il mare ti si piazza subito lì davanti come una sfacciata provocazione. Se vieni dalla Via Aurelia al bivio per Levanto scendi per qualche chilometro ancora avvolto da una vegetazione abbondante e selvaggia poi poco prima della frazione di Montale ecco il mare, ti si apre lì di fronte con la sua la V blu tra le piramidi verdi delle montagne. Levanto mare

Senza neanche pensarci, ovunque fosse il mio punto di arrivo a Levanto, per prima cosa ho infilato il viale alberato e sono andata vedere il mare. Il mare ogni volta è ritrovare un vecchio amico e allo stesso tempo è come vederlo la prima volta. Se questo 2020 fosse stato un anno normale, i miei piani a gennaio, quando il mare lo guardavo a Tolone, erano di fare una settimana al mare già in primavera. Ma Covid, lockdown, distanziamento sociale e mascherine mi hanno fatto abbandonare l’idea del mare.

L’estate per me è leggerezza e libertà e in questo nuovo mondo di nuove regole gli unici luoghi in cui ero sicura di sentirmi davvero libera e leggera sono i posti poco affollati, mi sono consolata così con la montagna e il lago. Ma il mare è un tarlo che non sono riuscita ad archiviare del tutto. E prima dell’inverno, prima che questo maledetto Coronavirus con la sua nuova improvvisa accelerata di contagi rimetta in scena di nuovo i suoi fantasmi paralizzanti, sono fuggita per un paio di giorni a Levanto.

La prima soddisfazione di arrivare in Liguria, in un periodo in cui in Lombardia vestiamo già tre strati sotto il piumino cento grammi, è un salto indietro dall’autunno all’estate. Pantaloncini e infradito, una focaccia mangiata all’aperto, preparare la borsa mare, stendere l’asciugamano in spiaggia e mettersi in costume è un dejà vu estivo in grado di azzerare qualsiasi pensiero. Chi se ne frega se sta per arrivare l’inverno, se già domenica dovrò rimettere i tre strati, se lunedì sarà di nuovo un lunedì d’autunno. Chi se ne frega di tutto, ora sono qui al mare ed è ancora estate. Levanto

Non mi sembra vero di essere a piedi nudi sulla sabbia con l’unico pensiero di studiare la temperatura dell’acqua salata. Mi immergo giusto fino alle caviglie, mah sì dai fino alle ginocchia, ecco ora è difficile tornare indietro. E il cielo non è più blu come qualche ora fa, chi è in spiaggia ora sta con la felpa.

Però se ci penso l’ultima volta che ho fatto il bagno nel Lago di Ledro era settembre e l’acqua, a confronto, era gelata. Vabbè altri cinque minuti con l’acqua giusto fino alle ginocchia. Si sta così bene! Se solo ci fosse qualcun altro che accenna un tuffo, quasi quasi…No! Hanno tutti la felpa, anzi si sono messi anche un foulard intorno alle spalle. E qualcuno se ne va. Dai, ancora qualche minuto! Poi chissà quanti mesi dovrò aspettare per rimettermi in ammollo.

Vabbè adesso esco, mi scaldo un po’ e magari ci riprovo dopo. Ma dopo quando? Sono già le quattro e domani ho in programma le Cinque Terre! Ancora un minutino. Possibile che nessuno faccia un tuffo? Dal nulla poi spunta uno in costume e in pochi secondi sta già dando allegre bracciate di stile. E allora ciao vado anch’io! Eccomi, a sguazzare nell’acqua, attenta a non bagnare i capelli, ma due bracciate, anzi quattro e poi promesso: doccia veloce e un giro in bici.

Eh sì, dopo la focaccia e il bagno, l’altra cosa che voglio fare a Levanto è un giro con la bici che mi ha prestato l’albergo. E’ arrugginita e scricchiolante, dà qualche pedalata a vuoto ogni tanto, questa Bianchi va che è una scheggia e frena senza pensarci due volte, ma solo se si riesce a sincronizzare la stretta di entrambi i freni, uno è rivolto tutto in su e l’altro tutto in giù. Chi se ne frega è di nuovo estate e sono in bici, pantaloncini e occhiali da sole e questo marchingegno cigolante fa sembrare tutto ancor più leggero. bici ciclopedonale Levanto Bonassola

Sono sulla ciclopedonale da Levanto a Bonassola, qui si pedala, si cammina o si corre dove una volta passava solo il treno. Hanno tolto i binari e srotolato un tappeto d’asfalto. Ci sono ancora le gallerie che di colpo tolgono la vista mare ed è un bel gioco lasciarsi inghiottire dal buio fino al prossimo scorcio di mare color smeraldo.

Il sole è al tramonto e per qualche istante ho la sensazione di vivere qui e sapere da sempre come e dove trascorrere le ultime ore di luce della giornata: so che mi basta una pedalata cigolante alla conquista del mare, so che in faccia devo avere stampato un sorriso da ebete ben visibile anche in queste lunghe gallerie con la luce fioca.

È strano pedalare e sentire il dondolio delle sue onde così vicino. Ogni tanto mi fermo e sugli scogli aguzzi mi accorgo che si sono appollaiati strani gabbiani dai colori lucidi e sgargianti: rosso, giallo fluo, arancio. Sono pescatori chiusi stretti nelle loro giacche a vento e incastrati nella libertà di una roccia scura e ripida che galleggia sul mare. Visti così danno un’idea di resistenza, sì resistono per godersi finché possono il loro dejà vu estivo nell’autunno di Levanto.

Levanto, 9 ottobre 2020

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Déjà vu estivo nell’autunno di Levantoultima modifica: 2020-10-15T22:40:49+02:00da lesenedelase
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