Il bagaglio del rientro

Quest’anno per me il rientro prevede un bagaglio piuttosto impegnativo. Dai primi di settembre mi sono buttata con grande volontà in due buoni propositi: allentare il guinzaglio dello smart working e iscrivermi all’università. bagaglio rientro

Iniziamo dallo smart working. Nell’azienda in cui lavoro andare in ufficio è ancora considerata un’eccezione, in sostanza per non lavorare a casa devo chiedere un’autorizzazione. Sin dall’inizio, quindi da marzo 2020, ho vissuto lo smart working come una forzatura. Se nei periodi in cui restare a casa era unica e preziosa possibilità per lavorare e farlo in sicurezza, da giugno ovvero da quando si può fare praticamente qualsiasi cosa fuori casa, mi sembra una situazione ancor più assurda. Lo smart working mi fa sentire in ostaggio a casa mia. E adesso che questa modalità di lavoro a quanto pare sta per decadere, ho chiesto e ottenuto il permesso di lavorare in ufficio almeno due giorni a settimana. Lo so, significa ricominciare con la vita della levataccia, del pranzo da preparare la sera prima e di almeno tre ore di tempo da dedicare al viaggio. È faticoso, sì, ma è anche un sollievo riportare il lavoro in ufficio e far ritornare casa mia ad essere solo casa mia. E finalmente quando spengo il pc, in ufficio, non ho più quella vaga sensazione di inadeguatezza.

E adesso veniamo alla folle idea di iscrivermi all’università. È una scelta che non spiego neanche a me stessa, è in contraddizione rispetto ai miei tentativi di ridurre gli impegni. Da quando scrivo con più regolarità e ho aperto questo blog sto molto attenta a ridimensionare tutto ciò che sono solo cose da fare. Se è vero che il gusto della vita sta nel dedicarsi alle proprie passioni, nel mio caso si tratta del tempo per leggere, scrivere, fare esperienze creative, di viaggio e di conoscenza e ovviamente stare in buona compagnia. E siccome il tempo non è mai abbastanza, vivo nel perenne tentativo di organizzarlo al meglio, ne è conferma il fatto che uno dei temi principali di questo blog è “gestione del tempo”.

Ma è anche vero che bisogna saper ascoltare di sé anche le voci più strane perché potrebbero indicare nuove strade. Da un po’ mi sollecita un desiderio più profondo di conoscenza, e pur facendo il lavoro che mi piace e per cui ho studiato tanto e continuo a formarmi, nel tempo mi sono resa conto che per stare a galla in azienda un sapere professionale serve a poco, conta molto di più l’arte di saper improvvisare. Poi sono arrivati questi ultimi due anni di complessità e incertezza generale e la mia curiosità si è inoltrata verso le scienze esatte.

Così un giorno ho aperto il sito dell’università di Bergamo e da quel giorno non l’ho più chiuso. Mettendo in stand by la mia formazione umanistica, il 31 agosto mi sono iscritta ad un corso di laurea che appartiene alla facoltà di ingegneria. Ho fatto il test d’ingresso, che ovviamente non ho superato, e in questi giorni mi ritrovo immersa in corsi intensivi per assolvere i tre debiti formativi, più inglese, che mi hanno assegnato.

Non sentivo parlare di equazioni e logaritmi da più di vent’anni, basti questo per capire che è tutto molto impegnativo e non di immediata comprensione. Per il momento però mi affascina questo mondo di numeri e formule dove c’è sempre una soluzione certa.

Ovviamente devo navigare a vista e procedo dandomi obiettivi minimi, ma sono curiosa di vedere dove sarò da qui alla fine di questo primo anno accademico. Se mi guardo indietro, non è neanche un mese che ho salutato il Cervino e già ho con me un bel bagaglio per il rientro, ma è così forse che bisogna vivere pensando ogni esperienza come un nuovo viaggio.

© Riproduzione riservata – photo credit Pixabay

Il bagaglio del rientroultima modifica: 2021-09-26T23:04:26+02:00da lesenedelase
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