La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi

La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi è il racconto di una donna che dopo un incidente si ritrova su una sedia a rotelle. Un incidente stradale ha provocato nel suo corpo una perdita, un cambiamento improvviso, irreversibile e non scelto. woman-2917779_960_720

La donna, di cui non viene mai pronunciato il nome, è imprigionata in un corpo che dalla vita in giù è morto, non funziona più, non sente più, eppure c’è. E’ un oggetto da passare subito al setaccio per essere diagnosticato e riabilitato, ma di lì in poi torna ad essere il corpo con cui la donna deve convivere e lottare.

Dicono che o s’impara a vivere in mezzo ai fantasmi o s’impazzisce, specialmente quando il fantasma sei tu, un pezzo di te. 

Il pezzo in questa storia sono le gambe, costrette in una seduta, che non reggono, non sentono più, non prendono iniziativa, sono un peso morto. Gambe che te le sogni anche di notte. Ed ogni giorno è sconfitta, rabbia, vergogna, lutto ma anche tentativo, curiosità e immaginazione.

Il libro è diviso in tre parti. Prima c’è la terra, perché perdere l’uso delle gambe è come cadere senza mai rialzarsi completamente e, stando seduti su una carrozzina, lo sguardo all’orizzonte si abbassa al livello delle maniglie delle porte, ma i piedi non affondano più nella terra né possono sentirne la consistenza.

Poi c’è l’aria, forse perché l’incontro con Giovanna, la Donnagatto, l’impatto con la sua intraprendenza e sfrontatezza, svela alla protagonista come alcuni fantasmi si possano rendere più leggeri se si fanno fluttuare nell’aria sotto forma di parole ed immagini.

E infine c’è l’acqua l’unico elemento in cui si può stare a galla semplicemente lasciandosi andare. In questo universo parallelo, con le sue leggi diverse dalla terraferma, non ho bisogno di essere sostenuta da nulla, mi fondo come ogni altro elemento con l’acqua.

La storia è un racconto in prima persona di ciò che la protagonista vive dall’incidente in poi. La diagnosi, la lunga degenza in ospedale, la riabilitazione, il ritorno alla vita di tutti i giorni. Un racconto in cui c’è la fatica di situazioni ordinarie a cui il corpo deve essere rieducato: alzarsi dal letto, fare una doccia, utilizzare un bagno pubblico, andare al cinema, scendere dall’auto, prendere un treno. Un racconto ricco di immagini e sensi, dove si alternano passato e presente, dentro e fuori, integrità e pezzi, libertà e gabbia.

sea-2755908__340Così le bambole e i pupazzi della figlia fanno pensare ad un mondo in cui il corpo si può fare molto male senza destare preoccupazione, perché si può smontare, rimontare e farlo tornare come prima. Ma non è così semplice per un corpo umano, impossibile quando a rompersi è il midollo spinale.

Mentre la forza e l’agilità con cui Giovanna carica e scarica la carrozzina dall’auto, fanno pensare a lei come ad un esemplare che sta gettando le basi di una mutazione genetica, aprendo nuove possibilità per la specie umana.

Ad accompagnare protagonista e lettore lungo tutta la narrazione è il filo sottile e robusto della ricerca perenne di piccoli compromessi con quel corpo, per metà disconnesso, che nello spazio ormai non è e non si muove più come prima.  

Passiamo l’intera vita a spiare, cercare di conoscere e curare un involucro che ci rimane in larga parte ignoto e che si deteriora secondo dopo secondo, tradendoci innumerevoli volte, mentre a noi tocca sostenerlo sino alla fine senza mai potercene liberare.

La notte ha la mia voce è tra i cinque finalisti dell’edizione 2018 del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo.

© Riproduzione riservata – Immagini da Pixabay

La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchiultima modifica: 2018-02-17T17:09:43+01:00da lesenedelase
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