L’arte dell’attesa di Andrea Köhler

L’arte dell’attesa di Andrea Köhler è un piccolo saggio filosofico-letterario che raccoglie riflessioni e narrazioni sul tempo dell’attesa. DSC01478-min

L’attesa si inserisce nella nostra esistenza come una fase di passaggio e di transizione. È uno spazio definito o indefinito in cui, pur essendo proiettati verso quel che deve accadere, si è fermi.

Chi aspetta si trova in una bizzarra posizione: legato alla tortura del tempo, è lui stesso il tappeto rosso che, nelle sale dell’aspettativa, brama di essere calpestato.

Che si tratti di una telefonata, della consegna di un referto, dell’arrivo del treno o l’incontro con la persona amata, in attesa ci si trova sempre intrappolati in un blocco di tempo che spezza l’azione e condiziona il pensiero. Si vive in una pausa di immobilità fino a che qualcosa o qualcuno, che ha il potere di farlo, non scioglie l’incantesimo dell’ostaggio.

Ma quando il telefono inizia a squillare, il treno o la persona che aspettiamo compaiono all’orizzonte, la situazione improvvisamente cambia, non c’è più sospensione o rinvio perché è arrivato finalmente il momento in cui si può tornare ad avere il controllo della propria esistenza, o meglio forse, ad essere cullati dall’illusione che sia così.

Viviamo nella cultura dell’accelerazione, del tempo ordinatamente stipato in agenda, di molteplici opzioni sempre aperte e di distanze e tempi quasi azzerati, eppure l’attesa è ancora presente nella nostra vita quotidiana, anzi l’attesa è diventata più impaziente e vuota perché considerata uno spreco di tempo.

Neanche il cellulare ci ha liberati dall’impotenza dell’attesa.

L’attesa però non è solo noia e disperazione, è anche uno spazio di crescita, congedo, immaginazione e narrazione, un’isola che per un po’ prende il largo da una terraferma in cui regnano frenesia e produttività di un tempo perennemente declinato al presente.

Nel registro delle ore programmate, l’attesa è la pagina vuota da riempire. Che nel migliore dei casi ci ricompensa con la libertà.

Köhler immerge il lettore in diverse maschere di attesa: il timore dell’innamorato di essere abbandonato, l’ambientazione anonima e standardizzata delle sale d’attesa, il viaggiatore che crea nella sua mente il luogo che sta per visitare.

Ogni tanto nel libro l’esposizione è essa stessa messa in attesa con brevi nicchie di narrazione chiamate intermezzi. Il testo non è un percorso che porta ad un’unica visione nitida dell’attesa. Si naviga a vista nei frammenti che compongono il saggio attingendo abbondantemente dalle parole di chi di attesa ha già parlato. Heidegger che considera attesa l’intera esistenza. Beckett che riempie l’attesa dei suoi personaggi con la speranza che arrivi Godot, dando così all’attesa, forse vana, una direzione e uno scopo. Kafka che affida all’attesa una chiave fondamentale nel processo creativo.

La musa non si lascia costringere, ma bisogna comunque prepararle il terreno, che non consiste in altro se non nell’attesa.

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L’arte dell’attesa di Andrea Köhlerultima modifica: 2020-01-31T23:27:58+01:00da lesenedelase
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