Piccolo tributo all’inverno sulla neve estiva del Plateau Rosa

Il mio viaggio a Breuil-Cervinia d’estate nasce sul monte Pora d’inverno. Come già scritto, ho un passato da sciatrice tanto breve quanto insignificante, ma camminare nella neve sul Monte Pora è per me negli ultimi anni l’appuntamento invernale del sabato mattina. Può sembrare strano ma la gioia di affondare gli scarponi nella neve d’inverno mi ha portata sui sentieri di pietre del Cervino d’estate, con l’aggiunta di un piccolo tributo all’inverno sulla neve estiva del Plateau Rosa. punta Plateu Rosa

A fine febbraio di quest’anno sul Monte Pora la neve era già pappetta e c’erano diverse zolle d’erba ormai evidenti sulle piste da sci. In cerca di un altro luogo in cui vivere le mie camminate in mezzo al bianco ho prenotato un breve soggiorno a Zermatt per fine marzo. Nel frattempo pregustavo le Alpi Svizzere dalle webcam e pian piano mi innamoravo della bizzarra punta del Cervino. Ma il 9 marzo è scattato il lockdown, quindi niente Zermatt e fine delle camminate sulla neve. Anche se intanto sul Monte Pora di neve ne era tornata in abbondanza e mentre tutti eravamo chiusi in casa lei ha potuto brillare indisturbata fino a sciogliersi sotto il primo sole di primavera.

Da qui nasce la vacanza estiva del 2020, che dopo il lockdown è diventata rigorosamente made in Italy, quindi non più Zermatt ma Breuil-Cervinia, non più camminate nella neve ma finalmente eccomi di fronte al Cervino.

La Valtournenche già prima della partenza rappresentava per me un mondo di assolute novità: la mia prima volta in Val D’Aosta, prima vacanza di sola montagna, primo vis a vis con il Cervino, primo soggiorno ad un’altitudine di duemila metri. Questo ricco preannunciarsi di cose nuove, arrivata a Cervinia, ne ha portate altre, devo dire ancor più belle perché inaspettate: le marmotte, le masse di ghiaccio incastrate nelle ripide pareti di roccia poco sopra Breuil-Cervinia, l’azzurro intenso dei laghetti che risplende come cera in mezzo a ghiaioni di pietre aguzze e grigie e i tanti robusti fiori di piante grasse che impreziosiscono morbidi prati verdi ben oltre i duemila e cinquecento metri. Cime Bianche e laghi Cervinia

E poi c’è lui, il ghiacciaio del Plateau Rosa, la montagna bianca sopra il versante grigio che chiude a est la Valtournenche. É un regno, un pianeta oltre qualsiasi cosa, splendente nel suo essere al di sopra, fiero del suo bianco illuminato dal sole pieno anche quando a Cervinia è quasi buio.

Visto da Breuil-Cervinia il Plateau Rosa appare come un Olimpo immacolato e irraggiungibile, sacro e inviolabile. E invece no, l’uomo si è permesso di arrivare fin lassù e lo ha reso accessibile a chiunque costruendo due tronchi di ovovia e uno di funivia con cabine grandi quanto un transatlantico. E ci ha messo pure gli impianti di risalita per sciare, d’estate e d’inverno.

Lassù si arriva in poco più di mezz’ora, dai duemila di Breuil-Cervinia ai tremila e cinque della Testa Grigia e volendo si arriva anche ai tremila e otto se si prosegue con gli sci. Poter raggiungere il Plateau Rosa senza fatica, in un modo così facile e veloce mi è  sembrato irrispettoso. Perché in tanta grandezza, in tutto questo bianco che si confonde e gioca con le nuvole, ci si sente dei privilegiati ad essere lassù dove l’aria brucia nelle narici e in gola e il bianco acceca come un miraggio.

Chi si allontana dalla funivia con gli sci presto diventa un puntino insignificante e chi come me non può che restare e guardarsi intorno piacevolmente stordito su quella cresta che spezza esattamente a metà due paesaggi completamente diversi. All’uscita della funivia due cartelli indicano il confine Italo-Svizzero, sul versante italiano c’è l’aspra discesa di ghiaioni grigi e laghi blu che sovrasta Cervinia, su quello svizzero si apre un’immensa prateria bianca che poco dopo si impenna e sale verso l’enorme panettone bianco del Plateau Rosa. Plateau Rosa

In tutta questa abbondanza di neve d’estate che si apre subito fuori dai tornelli della stazione della funivia, il lusso di farmi due passi nella neve è l’irrinunciabile tributo di ringraziamento a quel che mi ha fatto arrivare fin qui: le mie camminate nella neve sul Monte Pora. Qui il Pora sembrerebbe piccino quasi quanto me, con la sua cima che non arriva neanche a duemila metri, ma camminare nella neve a luglio è un sogno, un piccolo miracolo, una festicciola che devo ai miei ramponcini da neve comprati per il Monte Pora d’inverno e portati fin qui a luglio nell’illusione di poter – anche solo per una breve, brevissima camminata – affondare i miei piedi nella neve estiva del Plateau Rosa.

Breuil-Cervinia, 18-26 luglio 2020

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Piccolo tributo all’inverno sulla neve estiva del Plateau Rosaultima modifica: 2020-08-14T16:15:13+02:00da lesenedelase
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