Terza parola chiave del viaggiare da soli: luoghi

Continuando le mie riflessioni sul viaggiare da soli, se mai assumessero davvero la forma di un libro, dopo decidere e concedersi, la parola chiave del terzo capitolo sarebbe: luoghi. Il viaggio per me è principalmente un modo per sperimentarmi in un luogo diverso da quelli in cui sono abituata a muovermi. viaggiare soli _ luoghi

Quel che cerco e che mi arricchisce di più in un’esperienza di viaggio è l’interazione con gli elementi del paesaggio, con le forme, i suoni, gli spazi, i colori, ma anche le aggregazioni e i vuoti che crea chi quel posto lo abita e lo vive. E se il viaggio lo si fa da soli l’impatto con i luoghi inevitabilmente rende di più. Ecco perché oltre a partire da sola, sono io ad organizzare i miei viaggi e durante l’esperienza difficilmente cerco la compagnia di qualcuno.

L’interlocuzione con la meta avviene già prima di partire e va ben oltre il rientro a casa. Pianificare e vivere lo spostamento mi mettono in contatto con il luogo e iniziano a svelarlo. Penso alle località raggiungibili solo a piedi, ai viaggi in treno, agli on the road o ai soggiorni su un’isola. Ma anche dopo il viaggio, persino a distanza di anni mi capita di cercare le mie foto o una webcam in rete per provare a sentirmi ancora lì in Cornovaglia, a Bad Gastien o a Mont Saint Michel. E poi c’è l’immaginazione che da sé inaspettatamente ogni tanto ripesca degli scorci di qualche luogo.

Sin da piccola intravedere la stanza di una casa da una finestra aperta o attraversare un paesaggio in auto attivavano in me la curiosità di immaginare come si vive in quella casa o in quel piccolo centro in cui passa una strada molto trafficata. Cosa si fa in un’afosa domenica d’estate o la sera di un grigio lunedì d’inverno?

In viaggio osservazione e immaginazione si attivano di più e sono necessari per capire come collocare me stessa in quel luogo. In Val Pusteria a Monguelfo Tesido, dove ho soggiornato quando sono stata a Braies e Misurina a giugno, alle nove e mezza di sera il paese era già deserto, questo non è successo a Cervinia ad agosto o a Peschiera del Garda a maggio. Ogni luogo è uno sguardo su un piccolo mondo e permette di osservare come le persone si muovono, vivono o rifuggono gli spazi, ogni luogo mi sollecita a trovare un modo per viverlo e apprezzarlo. E a volte mi chiedo come sia o sia stata una piazza, una via, un bosco in tempi diversi.

Com’era Nizza durante la Belle Époque, Cervinia prima che costruissero impianti da sci, hotel e condomini di lusso? E come sono Zara, Spalato e Dubrovnik d’inverno quando non è più tempo di viaggi e le città croate si svuotano di gran parte dei turisti?

E di un luogo ovviamente ci sono presenze d’impatto: le indiscutibili bellezze ma anche gli angoli orribilmente brutti (che personalmente in genere rifuggo). In Valtournenche è il fascino del Cervino, alle Cinque Terre sono le casette colorate e gli orti che si affacciano sul mare, la ceramica che ricopre intere facciate di chiese e palazzi nella città di Porto, a Edimburgo il castello ma anche l’oscurità dei closes, vicoli stretti e bui che sprofondano nel centro della città, a Tolone le street art ma anche le case e i negozi semi abbandonati nelle vie del centro.

Ma c’è di più. Quando sono stata a Nizza immaginavo un viaggio in treno che in poche ore mi portasse, a gennaio, da Milano al clima primaverile della Costa Azzurra. Non sapevo che avrei attraversato a piedi interi quartieri in stile liberty, o che avrei trascorso mezza giornata sulla collina del Castello a guardare il mare e la città dall’alto e neanche ad un giro sulla ruota panoramica di Place de la Messena.

I luoghi si attraversano e ti attraversano, fanno scorrere un groviglio di visioni, sensazioni e vagabondaggi e intanto si crea un legame particolare e unico. Quando arrivo in un luogo ho con me ciò che è successo prima di partire e so che dopo verranno altre esperienze. Ma mentre sono lì ciò che mi circonda ricolloca in un modo tutto suo i miei pensieri, i ricordi, le aspettative, le idee. E comunque succede sempre che l’insieme di bellezza, curiosità e creatività esplorativa curino ansie, preoccupazioni e i ritmi troppo veloci, riattivando invece l’immaginazione.

Così a volte nella mia testa mi azzardo a paragonare l’abbraccio di un luogo alla presenza di una persona. Se penso agli ultimi mesi, per me stare a Cervinia sotto lo sguardo del monte Cervino, a Portovenere vedere ogni mattina in lontananza l’isolotto della Torre Scola, a Misurina alzare lo sguardo verso le Tre Cime di Lavaredo a Peschiera del Garda sedermi di fronte al lago, tutte queste cose per me hanno significato stare in buona compagnia.

Ed ecco perché se anche sono da sola in viaggio in queste situazioni non mi sento affatto sola, anzi cerco e assaporo queste esperienze perché mi fanno sentire grata delle tante possibilità che ho, incluso l’essere riuscita ad arrivare fin lì e avere sentito l’abbondanza di energia, pace e bellezza che i luoghi sanno dare.

© Riproduzione riservata – photo credit La Sere

Terza parola chiave del viaggiare da soli: luoghiultima modifica: 2021-09-09T23:10:24+02:00da lesenedelase
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