Viaggio a Madera: a nord fino a Porto Moniz passando per la laurissilva

Oggi si va a Porto Moniz. Benedetta ieri sera era particolarmente presa dallo studio dei collegamenti via bus e nella notte si è tramutata in una app dei trasporti locali. Basta dire una località e in pochi secondi elenca orari e tempi di percorrenza. A richiesta fornisce anche dettagli sul percorso, incluse le fermate intermedie. Madera costa nord ovest

Prima di affrontare il viaggio di tre ore e mezza ci vuole una colazione doc che da oggi sarà divisa in due tempi: una parte sana a base di frutta, da consumarsi nell’Appartamento da Sé – la nostra base strategica in centro a Funchal – e una seconda parte, in ossequio alla tradizione culinaria portoghese, in pasticceria.

Il nostro zaino è four seasonNon è semplice capire il meteo di Madera. Le previsioni danno sempre cielo coperto e una temperatura che va dai 17 ai 22 gradi. Ma è chiaro che qualcosa non va perché ieri a sud morivamo di caldo, mentre per chi si avventura a nord la Bradt consiglia un pull over. Lo zaino va dal costume al pile. Ma mentre io forzatamente chiudo uno zaino normale, Benedetta riesce a cavarsela con uno zainetto le cui dimensioni somigliano più ad un marsupio. Ieri ha ammesso che conta sulle mie infradito, così guadagna un po’ di spazio, ma dubito sia un paio di tappine – come le chiama lei – a fare la differenza.

Ribeira Bravall peccato di gola del mattino ce lo giochiamo con una bella fetta di Pao de Deus da Penha D’Aguia, dopo di che eccoci pronte per il tour. I bus qui sono molto flessibili, le corse possono accumulare anche più di mezzora di ritardo. L’autista di oggi viene rinominato ten minutes. Ogni tanto infatti si ferma, spegne il motore e annuncia ai passeggeri “ten minutes“, ovvero 10 minuti di sosta. E’ così a Cabo Girão, Ribeira Brava, São Vicente e Calheta.

Inizialmente ripercorriamo la strada di ieri sulla costa sud ovest fino a Ribeira Brava, il paese prima di Ponta do Sol. Il clima di partenza è quello di una fresca mattina d’estate, che promette bene per un eventuale pomeriggio in spiaggia. Ma non è il nostro caso perché dopo il ten minutes di Ribeira Brava ci inoltriamo nell’entroterra.

Ed è pazzesco, appena lasciamo Ribeira Brava, voltandoci indietro vedremmo ancora persone in ciabatte, mentre davanti a noi sul parabrezza è già attivo il tergicristallo, un’umidità verde con il cappello grigio ci sta avvolgendo.

Le case si diradano subito, quelle che restano si raggruppano sul fondo valle, anzi delle valli, perché mentre saliamo non c’è solo la montagna che stiamo percorrendo, più ci addentriamo più le forme appuntite si moltiplicano. Più saliamo, più risulta difficile vedere dove le montagne poggiano a terra, il fondovalle è troppo in ombra e la foschia confonde piani e distanze. Madera entroterra montagne

Le montagne si fanno ripide e sembrano ricoperte di velluto verde, i terrazzamenti arrivano quasi fino in cima ma non sono coltivati. Mi vien da pensare se sia possibile che questi gradoni, sempre più ripidi e lontani dalla terra e dalla civiltà, siano opera non dell’uomo ma un vezzo che la montagna si è data da sé. Impossibile chiederlo alle montagne, impegnate ad infilare con le cime il morbido disco di nuvole bianche che le avvolge, quasi a volersi rifugiare in un olimpo tutto loro e prendere distacco da ciò che non le riguarda.

Eccolo il cielo coperto delle previsioni meteo ed ecco i diciassette gradi. L’autobus di oggi è meno spericolato, ma sale comunque senza esitazioni. Intorno la vegetazione si fa più alta e più fitta, a tratti anche più scura. Qui comanda lei, qui comanda il verde selvaggio con felci e fiori giganti. Qui comandano i lauri sempreverdi. E noi stiamo per essere inghiottiti dalla laurissilva.

La strada si compatta in tornanti di asfalto bagnato e ormai c’è soltanto natura selvaggia avvolta in un cielo basso e grigio. E se fuori c’è l’autunno io cado in letargo. Quando mi sveglio siamo ai ten minutes di São Vicente, Benedetta dice che abbiamo appena passato il paese. Di fronte a noi si apre un varco sull’oceano imbronciato e cupo che si confonde con il cielo. Siamo sulla costa nord di Madera e il clima è da mare d’inverno. IMG-20180629-WA0005

In giro ci sono poche persone, Benedetta mi indica le ultime persone salite sul bus: hanno il piumino. Insomma l’estate sembra finita ancor prima di cominciare. Di lì a poco arriviamo finalmente a Porto Moniz dove ci bardiamo di tutti gli strati che abbiamo a disposizione. Benedetta, nonostante il suo zaino-marsupio, ha con sé anche un k way, io invece mi accorgo che il mio, senza avvertirmi, ha preferito starsene comodamente appeso su una gruccia nell’armadio del nostro appartamento.

La caratteristica di Porto Moniz, punta dell’estremo nord ovest dell’isola, sono le piscine naturali. L’oceano qui ha scavato nella roccia lavica delle vasche alimentate dal mare. Il ruvido abbraccio di scogli neri rompe il moto violento delle onde e fa’ sì che si creino le piscine. L’uomo non ha fatto altro che completare l’opera rendendo meno scivoloso il fondo, modellandolo e colorandolo di colori chiari, facendole diventare un lido.

Non piove, ma la collina di Porto Moniz è completamente avvolta dalle nubi, fa freddo e ogni tanto ci si sente una spugna che galleggia sull’acqua. Ma noi giochiamo di fantasia, questo posto vogliamo immaginarcelo col solleone. Così paghiamo l’ingresso al lido per guardare un po’ più da vicino le onde che accarezzano con la loro acqua turchese le piscine.

Il nostro tuffo di oggi è un semplice togliere le scarpe e immergere i piedi. Ma non siamo le uniche a farci tutto questo film. C’è anche una coppia di ragazzi, penso inglesi, che imperterrita legge seduta a bordo vasca. Entrambi hanno costume & pull over, come da istruzioni della Bradt. Porto Moniz piscine naturali lido

Dopo una pausa pranzo con vista, all’Ocean Lounge, in contemplazione delle onde, facciamo qualche foto alle piscine esterne al lido e ci rifugiamo nel museo interattivo della scienza viva (Centro Ciência Viva). Bradt e Lonely annunciano esperienze interattive e tecnologiche a tema biodiversità e Benedetta, non vede l’ora di provare il percorso a piedi nudi nella foresta, di cui parla la Lonely.

Quel che troviamo noi è una signora che ci fa il biglietto con l’entusiasmo di un-lunedì-mattina-di-pioggia-a-novembre. Il centro espone un’accozzaglia di oggetti e pannelli che va da una raccolta di lettere e foto di un certo Severino Castro (personaggio storico del colonialismo portoghese?!), a dei lavoretti a tema riciclo, ad una serie di fogli con disegnati dei fiori, che a me ricordano il calendario dell’Erbolario. Di interattivo resta forse il ricordo, ovvero dei fili elettrici penzolanti da alcuni pannelli.

Così alle sedici in punto siamo pronte a lasciare Porto Moniz e l’inverno per tornare a Funchal. Prendiamo il bus che segue la costa ovest, in questo modo completiamo la parte ovest dell’isola e le nostre sette ore di viaggio. L’autista è sempre ten minutes. Appena ci allontaniamo dalla costa tutto si appanna: il finestrino e anche il paesaggio. E di nuovo mi divora il letargo.

CalhetaQuando mi sveglio è tornato il sole e l’oceano è blu, mentre ten minutes si è dato alla guida sportiva. La strada è di nuovo un sali-scendi-dentro-e-fuori, ogni tanto c’è qualche tratto di laurissilva e si intravede qualche levada (canali costruiti per portare l’acqua nei campi e negli orti). L’isola torna ad avere forme, colori e clima del sud. Ma qui coltivazioni ed abitazioni sono decisamente meno. Ogni tanto a bordo strada c’è una piccola zona pic nic o un bar con una fila di uomini seduti fuori a vedere chi passa. E a me viene da salutarli.

Riabbracciamo avidamente il clima estivo nei ten minutes a Calheta dove c’è parecchia gente al sole nelle due mezzelune di spiaggia di sabbia portata apposta dal Marocco. Domani dobbiamo ricavarci assolutamente almeno un paio d’ore di spiaggia.

Ma non è finita qui. La nostra interminabile giornata prosegue con la condivisione di un momento goliardico con i tifosi lusitani di Portogallo-Spagna. Sul lungo mare di Funchal c’è un maxischermo che trasmette la partita dei Mondiali 2018 ed è a poche centinaia di metri dal CR7, il museo che custodisce gelosamente i trofei di Cristiano Ronaldo, eroe nazionale e madeirese al punto di avere – mi ha fatto notare Benedetta – persino l’aeroporto intitolato a sé. Mondiali 2018 Portogallo

Non paghe di bolo do caco e birretta che hanno accompagnato la nostra mezz’oretta calcistica, ceniamo da Paula’s Bistro e torniamo sul lungo oceano ad ascoltare il finale del concerto di Lura, una cantante portoghese di origini africane che con voce soul ed energia black anima la serata del Festival Raízes do Atlântico

Funchal, 15 giugno 2018

“Il viaggio era stato sereno e vario, una continua sfilata di insenature, di spiagge di sassi neri, scarpate e falesie, il tutto ritagliato nei verdi fianchi dell’isola, era incredibile l’immensità di toni con cui poteva dispiegarsi il verde “.
Da L’ultimo molo di Helena Marques.

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Viaggio a Madera: a nord fino a Porto Moniz passando per la laurissilvaultima modifica: 2018-06-30T00:10:51+02:00da lesenedelase
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