Viaggio a Madera: un giornata (grigia) sull’isola di Porto Santo

Se i Portoghesi del continente sognano Madera, chi sta a Madera sogna Porto Santo. E così stamattina ci siamo alzate molto presto e alle 8 in punto siamo pronte a salpare per l’isola dalle spiagge dorate a nord di Madera.  Porto Santo - molo

Per raggiungere l’imbarco dobbiamo percorrere tutto l’uncino della banchina del porto di Funchal, il porto principale di Madera. E’ gigantesco e forse sembra ancor più grande oggi che ha un traffico ridotto all’osso.

Chissà come doveva essere un tempo, quando sull’isola si arrivava solo via mare, quando non c’era l’aeroporto e le attività di esportazione dello zucchero e del vino Madeira erano perle che rendevano l’isola famosa in tutti i mercati del mondo.

E’ incredibile come negli anni cambi il tran tran di un luogo. Madera ha visto attraccare e ripartire navi di esploratori, commercianti, trafficanti di schiavi, emigranti, avventurieri, navi da crociera. Ma oggi è difficile immaginare il gran via vai che fino al secolo scorso dovevano creare le navi nel porto di Funchal, così come tra gli abitanti dell’isola. In questi giorni sulla distesa blu dell’Atlantico abbiamo avvistato pochissime imbarcazioni all’orizzonte, non più di un paio galeoni turistici e una barca a vela. Niente navi, niente pescherecci, niente yacht, niente traghetti.

E anche stamattina l’unica imbarcazione pronta a salpare è il traghetto per Porto SantoParte una sola volta al giorno e in poco più di due ore – e poco meno di 60,00 € a/r – si attracca all’isola brulla e dorata di Porto Santo. Che in realtà oggi più che altro è la fredda, grigia e umida Porto Santo!

Porto Santo - casa museo Cristoforo ColomboL’isola è acclamata all’unanimità da Bradt e Lonely come la meta perfetta per la vita da spiaggia con le sue terre aride, i suoi lunghi tappeti di fine sabbia dorata e le acque dell’oceano che qui, dicono, siano di temperatura mite. In realtà a noi stamattina Porto Santo si è presentata tutt’altro che beach-friendly. Quando sbarchiamo il cielo è grigio, umidità e vento sono da mare d’inverno, più o meno come il clima che abbiamo trovato a Porto Moniz.

E appena scese dal traghetto dobbiamo subito dar fondo a tutti gli strati che ci sono nello zaino four season per non morire di freddo. E vien male al pensiero di dover passare l’intera giornata in un posto dove tra vita da spiaggia, trekking, escursioni in quad, golf e passeggiate romantiche, il 90% di ciò che si può fare è interamente incentrato sulla vita all’aria aperta. La Bradt raccomanda infatti di stare attenti al sole a picco, l’isola essendo prevalentemente brulla ha poche zone d’ombra. Ma per oggi il problema, per noi, è trovare un posto asciutto e caldo.

La prima cosa da fare è raggiungere Vila Baleira, il perno della civiltà sull’isola. Per fortuna il viaggio in bus dura una manciata di minuti. Come sempre succede in questi casi – ovvero quando un centinaio (credo) di persone scende dall’unico traghetto che probabilmente arriverà qui oggi e si trova in un porto in mezzo al nulla – contornato sì da bellissime spiagge, ma anche da un’unica costruzione che ha tutta l’aria di un cementificio o un inceneritore – tutti optano per l’unica via di fuga: un bus scassato che ci stipa come sardine e ci scarica al primo e pressoché unico centro abitato. Porto Santo spiaggia Calheta

Recuperata una mappa dell’isola, ci mettiamo alla ricerca della Casa museo di Cristoforo Colombo che si rivela una delusione. Non è né casa né museo.

Si tratta di un paio di stanze di una costruzione vicina alla Chiesa – che dobbiamo visitare in mezz’ora, perché nel frattempo si son fatte le 12 –  dove è esposto qualche cimelio a tema navigazione e tanti pannelli su cui leggere informazioni storiche – in inglese – su Porto Santo, Cristoforo Colombo e Bartolomeo Perestrello, primo governatore dell’Isola.

Nel centro di questo piccolo capoluogo troviamo anche la biblioteca dove mi infilo anche solo per respirarne l’atmosfera. Non ha nulla di particolare, è la semplice biblioteca di un piccolo paese, con un catalogo cartaceo fatto ancora di bigliettini ordinatamente infilati in cassettini e un’altra stanza dove si sta svolgendo una lettura animata per bambini. Do uno sguardo veloce allo scaffale della letteratura portoghese, e penso a chissà quanti autori, libri e storie non conosciamo semplicemente perché nessuno li ha tradotti e distribuiti nel nostro paese. Mi piacerebbe prendere un libro a caso e provare a leggere un romanzo in portoghese.

Esaurite le tappe culturali, ci rifugiamo al bar Sea Blue per rifocillarci con un hamburger e scaldarci un po’ in attesa di ripartire con il bus che fa il tour dell’isola. Vista la giornata, il nostro mezzo è un pullman granturismo da gita scolastica degli anni 70/80, e per fortuna direi. Noi temevamo già quei bus hop on hop off dove siedi in alto alla mercé del tempo e se fa caldo cuoci al sole, se fa freddo scendi con le stalattiti sulle ciglia e un principio di polmonite.

Porto Santo aeroportoIl primo stop è la spiaggia di Ponta Da Calheta, una distesa di sabbia dorata nell’estremità sud ovest dell’isola. Per arrivaci costeggiamo tutta la lunga spiaggia che dal porto arriva fino a lì, in tutto otto chilometri di spiaggia che cerchiamo di immaginare sotto il solleone e piena di bagnanti che fanno dentro e fuori da quell’acqua che, anche oggi con un cielo grigio, conserva invitanti gradazioni azzurro/blu.

E se avessimo una macchina fotografica con rullino qui si sarebbe già esaurito. Non so gli altri turisti da dove vengano, ma a noi fa un certo effetto la vista di queste dune di sabbia ornate di piante grasse cicciotte e appuntite come dita e artigli di extraterrestri, bagnata da una distesa d’acqua multi-blu che nel suo srotolare onde sembra stendersi fino all’infinito e tenere a debita distanza qualsiasi altro lembo di terra.

Il nostro tour prosegue risalendo a nord, costeggiando la pista dell’aeroporto che taglia in due l’isola come una cicatrice e riposa in relax sdraiata sulla collina. Da lì ci spostiamo verso est. Il bus è guidato da un autista un po’ arrabbiato, da quando siamo partiti non fa che telefonare urlando al telefono chissacosa chissachi e nel frattempo litiga con il cambio, che resiste alle manovre da lui impartite restituendo qualche grattatina.

Imperterriti comunque si prosegue addirittura osando un breve tratto off road di strada sterrata per raggiungere un primo punto panoramico in mezzo alla vegetazione che ricopre da lì in su la montagna più alta, il Pico do Facho.

Si riparte poi per un altro spiazzo con vista dall’alto esattamente sopra il porto, dove ci sono tre mulini a vento e una enorme scritta fatta di lampadine che la sera probabilmente si accendono all’unanimità creando l’effetto Holliwood. Là sotto comunque restano sempre sfacciati e incuranti di ciò che decide il cielo, quegli otto chilometri di spiaggia dorata e di mare blu che oggi con queste nuvole sembrano un imperdonabile spreco. Porto Santo mulini

Il resto del pomeriggio lo passiamo a ciondolare tra i negozi di souvenir di Vila Baleira e all’ufficio postale per i francobolli, dove nell’attesa del mio turno rovisto tra i libri esposti e alla fine compro un best seller portoghese As visitas do Dr Valdez di João Paulo Borges Coelho. Chissà mai se riuscirò a leggerlo!

Poi Benedetta dice che non possiamo andarcene da qui senza aver steso il nostro telo in spiaggia. Il tempo è sempre grigio e umido, ma riusciamo a stare una mezz’oretta, bardate di pile & pashmina, sdraiate sulla morbida sabbia di Porto Santo a due passi dal Cais do Porto Santo, un lungo molo che sembra un millepiedi con quella doppia fila di colonne lisce ben piantate nel mare. A me ricorda quei thriller americani in cui il cadavere è nascosto nelle acque scure all’ombra del molo e il ritrovamento avviene in una giornata grigia come quella di oggi.

L’idea della tappa finale in spiaggia a quanto sembra non è solo nostra, qui ritroviamo altri compagni della crociera di un giorno a Porto Santo. E ci accorgiamo che è ora di prendere l’ultimo bus per il porto, quando anche loro iniziano a far fagotto e ad avviarsi alla fermata.

Porto Santo vista dall altoRientriamo a Funchal che sono quasi le 22, è ormai buio e non sapremo mai se anche qui la giornata è stata autunnale. E’ la nostra ultima serata a Madera, domani si parte, e prima di rientrare a casa e pensare ai bagagli, vogliamo chiudere in bellezza.

Chiediamo un tavolo da O’Garrafao, il ristorante sotto casa che ho già collaudato la sera del mio arrivo. La nostra richiesta, forse perché siamo al limite della chiusura serale, sembra creare inizialmente qualche dissapore tra i gestori. Ma a quanto pare i portoghesi non rinunciano mai al loro spirito di accoglienza. A dimostrarcelo sono un’abbondante cena ad un prezzo irrisorio (meno di 15 € a testa) e un servizio doc con tanto di ammazza-caffé finale offerto dalla casa.

Funchal, 18 giugno 2018

“Un giorno, nessuno si ricorderà tutto questo, quando i velieri portavano la voce esaltata di altri paesi“.
Da Addio alle isole di Josè Agostinho Baptista in Nostalgia dei giorni altantici a cura di António Fournier.

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Viaggio a Madera: un giornata (grigia) sull’isola di Porto Santoultima modifica: 2018-07-21T00:09:23+02:00da lesenedelase
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