Viaggio in Bretagna: dai bastioni di Saint Malo alle ostriche di Cancale

Dopo Mont Saint Michel qualsiasi meta sembra banale e un cielo grigio oggi certo non aiuta, le previsioni confermano: giornata di pioggia. Per schiarirmi le idee conto sulla colazione di Le Petit Porcon. Saint Malo vista oceano

In questo periodo sono l’unica a pernottare qui e la proprietaria mi riserva quel magnifico trattamento a metà tra la persona di casa e l’ospite d’onore.

Nel salone rustico con vista sul giardino, siedo come ieri ad un piccolo tavolo rotondo, in compagnia di una rosa appena colta e di un cestino con pane e croissant, due tipi di marmellate, yogurt, succo d’arancia e caffè. Ma al suono dell’orologio a pendolo oggi si è aggiunto il crepitio del fuoco acceso nel camino.

In attesa di decidere cosa fare aggiorno il diario di ieri. Lasciato Mont Saint Michel a metà pomeriggio, per un attimo ho avuto la tentazione di improvvisare un on the road in terra normanna. Poi tornando subito ad un’idea più con i piedi per terra, ho preso l’autostrada per Saint Malo.

Saint Malo

La mia attrazione per i punti di vista dall’alto, mi fa gironzolare, come un gatto, intorno alle mura in cerca di una scala per salire e percorrere il perimetro di bastioni che abbraccia il cuore della città. Saint Malo va vista da qui.

La luce accecante che precede il tramonto incendia la pietra grigia dei palazzi fino a renderli dorati, il verde dei giardini sopra la cinta muraria è quasi accecante e l’oceano in controluce sembra uno strato di argento increspato.

Le mura dividono e uniscono due mondi che sembrano poter fare a meno l’uno dell’altro ma un rapido sguardo ai cantieri navali rassicura che è tutt’altro che così. Fuori restano l’oceano con il faro, le spiagge, gli scogli sommersi dalla marea e lembi di terra che pian piano diventano isole. Dentro si stringono palazzi ordinatamente stipati insieme a geometriche linee di vicoli e strade. La città vecchia, con i suoi finestroni a riquadri bianchi, gli inserti di prato e i comignoli rotondi di terra cotta, ricorda le cittadine british, mi viene in mente Bath. menhir champ dolent

Bene è deciso, oggi si va a Combourg a visitare il castello dove ha vissuto lo scrittore François René Chateaubriand. Prima però devo trovare una chiesa, è domenica e non ho scuse per mancare alla messa. Tra l’altro pare che la Bretagna sia una terra molto devota al Signore.

Mi fermo nella chiesa parrocchiale di Saint Meloir Des Ondes, dove scopro una cosa piuttosto curiosa: un vascello di legno in miniatura penzola dal soffitto di fronte alla nicchia della statua della Madonna.

Purtroppo sono stata troppo ottimista sui tempi e la guida verso Combourg è rallentata da stradine di campagna, ci arrivo ben oltre il mezzogiorno e il castello ha già chiuso i battenti. Una fine pioggerellina si lascia cadere sulla domenica di un paese deserto disperso nella campagna dell’entroterra bretone. Mi scaldo e mangio un panino al take away Sur Le. E’ la mia salvezza, ho rischiato di saltare il pranzo. L’unica alternativa era un ristorante dove sono stata fermata sulla porta, dicono che accettano clienti solo su prenotazione.

Cancale ostriche

Nel pomeriggio faccio tappa al menhir di Champ Dolent conficcato in un prato di Dol de Bretagne, pare sia il più grande della Bretagna. Un paio di autoscatti annacquati abbracciata al gigante di pietra alto ben nove metri e mezzo e di nuovo non so che fare.

Tento un giro a Cancale, ma la pioggia suggerisce di rifugiarsi al chiuso per una merenda invernale. Nella Créperie du Port, mi consolo con una fetta di torta dalle dimensioni un po’ eccessive, poi mi arrendo e rientro al b&b.

Riposo un po’ ma temo mi venga la depressione al solo pensiero di passare il resto della serata chiusa in camera. Per fortuna il cielo sembra darmi tregua: finalmente in serata smette di piovere. Torno a Cancale e sulla strada sopra il paese c’è un tramonto multicolor. La vista ora si apre su tutta la baia, lasciando intravedere in lontananza persino la piccola sagoma di Mont Saint Michel. Cancale vista Mont Saint Michel

In porto scendo in spiaggia e mi accorgo che sto camminando non sulla sabbia ma su una superficie di ostriche sminuzzate.

Quando ormai è buio mi siedo ad un tavolo di L’arriere Cour, peccato non averlo trovato prima questo posto, ci avrei mangiato volentieri! E’ gestito da ragazzi sorridenti e ha uno stile particolare, è molto curato ma informale, i tavoli ricordano vecchi banchi di scuola e appoggiati qua e là ci sono sassi con disegnati dei pesciolini. Ordino una bottiglia di sidro bretone formato small e brindo a quei giorni che iniziano e persistono in una lunga e monotona distesa grigia ma poi alla fine ti sorprendono con un bianco tappeto di conchiglie preziose.

Saint-Méloir-des-Ondes, 28 aprile 2019

Con l’alta facciata di granito, illuminata da grandi finestre incorniciate da fasce in rilievo, gli spioventi ripidi del tetto d’ardesia sovrastato dalla fierezza dei robusti camini, era una casa magnifica, uguale, salvo alcuni particolari, alle dimore dei grandi signori di Saint Malo, belle verticali, progettate da un ingegnere militare che aveva il gusto di mettere i blocchi di pietra sull’attenti di fronte al mare.

Da La saga dei signori di Saint Malo di Bernard Simiot

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Viaggio in Bretagna: dai bastioni di Saint Malo alle ostriche di Cancaleultima modifica: 2019-06-04T22:55:57+02:00da lesenedelase
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