Il mio mese di smart working al lago di Garda

Cara Serena, cara me stessa dell’epoca prima del #iorestoacasa stasera ti scrivo dal lago di Garda, dal primo giugno ho trasferito il mio smart working a Manerba del Garda. In questa strana epoca in cui l’ordine di tempi e luoghi è stato stravolto dal Coronavirus, dopo un lungo periodo a casa, è arrivato il momento di decentrarmi dai miei luoghi, occasione preziosa per realizzare il sogno di vivere per un po’ altrove e introdurre nella mia esistenza una piccola parentesi spazio-temporale a due passi dal lago e immersa nella natura. DSC02425

A fine maggio a Bergamo sono arrivate le prime giornate calde che sanno d’estate. La mia quotidianità, nonostante gran parte dell’Italia fosse alle prese con aperture e ripartenze, continuava a gravitare intorno a casa e l’idea che potesse essere così anche per tutta l’estate mi ha fatto venire un po’ di claustrofobia.

Per la nostra azienda lo smart working è diventato sine die, le varie date di scadenza e proroga da marzo si sono spostate ad aprile, poi da aprile a maggio finché tutto si è congelato dietro la scritta “sino a nuovo avviso”. Nel frattempo è finito giugno e siamo tutti ancora in smart working.

Le disposizioni del Governo ci danno una libertà di spostamento ormai piena, si può andare all’estero, viaggiare su treni e aerei, frequentare spiagge, ristoranti, cinema e piscine. Si ha anche più confidenza con distanziamento sociale e divieto di assembramento, anche se a volte si scivola verso interpretazioni un po’ troppo libere. A maggio però la situazione era ancora piuttosto incerta, fino al 3 giugno non si poteva andare oltre i confini della propria regione e la vita da spiaggia o da piscina era un po’ vacillante, mi sembrava difficile attuare un distanziamento o assurdo prevedere ingressi contingentati. Nel frattempo cominciavo a sentire il richiamo dell’acqua, il desiderio di stare in ammollo o almeno di poter contemplare una massa blu all’orizzonte.

Tutto questo mi ha fatto capire che dovevo escogitare qualcosa. Claustrofobia, incertezza ma soprattutto creatività mi hanno aperto gli occhi, ho iniziato a vedere questa strana epoca come un’occasione per sperimentarmi in luoghi diversi da casa. Ora che le giornate sono depurate da levatacce, mezzi pubblici e dallo spazio fisico dell’ufficio, posso delocalizzare me stessa dai soliti luoghi. Se è vero che devo lavorare da casa, è vero anche che casa può essere altrove. Così ho trasferito la mia quotidianità sul lago di Garda per un mese.

Vivo tra Moniga e Manerba del Garda, in un villaggio di cassette bianche tra oleandri e ulivi e un bellissimo prato che si affaccia sulla spiaggia. Posso svegliarmi e andare a salutare il lago di prima mattina, tornarci nel pomeriggio per nuotare o leggere all’ombra degli ulivi e poi di nuovo la sera per camminare fino al tramonto lungo la spiaggia o spiarlo dalle camminate nella campagna qui intorno. Rocca di Manerba panorama

Nel giro di pochi giorni però mi sono resa conto che anche qui avevo creato una routine, con il rischio di impantanarmi e ritrovarmi immobile esattamente come a casa. È questa la sfida di un luogo quando ci stai per più di una o due settimane: trovare sempre qualcosa di nuovo da scoprire. La Riserva naturale della Rocca di Manerba, Porto Dusano, il lungolago di Salò, il Giardino botanico di André Heller a Gardone Riviera, Sirmione al tramonto, l’isola dei Conigli, l’isola del Garda o semplicemente nuove strade di campagna sono state le mie mete del dopo lavoro e del weekend.

A cambiare la situazione non è stato soltanto il fascino dei luoghi, né il ritrovato spirito di viaggio, l’elemento fondamentale è stato cogliere il bisogno di decentrarmi da casa e rispolverare un tuo vecchio sogno. Mentre organizzavo il trasferimento a Manerba – che è a poco più di un’ora da Bergamo – qualcosa mi tratteneva. Erano cose irrisorie come il timore che mi mancasse la lavatrice, la biblioteca, alcuni prodotti del supermercato dove faccio la spesa o un libro che è rimasto a casa nella mia libreria. Pochi dettagli mi sono serviti per capire che dopo tanti mesi a casa, con la sensazione di avere tutto ciò che mi serve a portata di mano, si stava creando intorno a me una palude fatta di inutili abitudini e poca iniziativa.

In questo mese ho lavorato, letto, scritto e cucinato esattamente come a casa. Ma sono stata il più possibile all’aria aperta. La sera cammino fino all’imbrunire nelle stradine di campagna qui intorno e prima di andare a dormire vado in spiaggia a dare la buonanotte al lago. Finché è giorno faccio scorta di luce, acqua, aria e naturaPorto Dusano Manerba DG

Tra meno di una settimana sarò di nuovo a casa, forse soffrirò anche più di prima la claustrofobia e so già che mi mancherà molto avere il lago così vicino, poterlo guardare a tutte le ore e confidargli i miei pensieri. Ma al momento mi basta sapere che per un mese ho vissuto altrove, un mese al lago di Garda, un mese in campagna.

Ho vissuto un’esperienza unica che né tu, costretta alla routine casa-ufficio, né io, chiusa tre mesi in casa per combattere il Covid19, avremmo mai pensato possibile. Questo breve capitolo di libertà e di bellezza, sono sicura, porterà presto ad altre esperienze di libertà e di bellezza. Per il momento mi dà pace l’essere grata a questo luogo e a tutto ciò che mi ha permesso di osare e rendere possibile un piccolo grande sogno.

Manerba del Garda, 30 giugno 2020

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Il mio mese di smart working al lago di Gardaultima modifica: 2020-06-30T23:56:49+02:00da lesenedelase
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