Lago, campagna e incontri ravvicinati con la natura

Del mio mese di smart working a Manerba del Garda non ho raccontato gli incontri ravvicinati con la natura a cui non ero abituata da tempo e che lago e campagna mi hanno dato la possibilità di rivivere. nido cigno a Portese

Prima di giugno 2020 conoscevo poco Manerba e la zona dei Valténesi, ci ero stata più di dieci anni fa per visitare l’isola di San Biagio (Isola dei conigli) e qualche anno prima per un weekend blindato tra residence e ristoranti. Non mi ero accorta che a vegliare sul lago, oltre a bungalow e ville con piscina, ci sono casolari, file di uliveti, vigneti, prati e zone un po’ selvagge.

In questo mese di smart working, nelle giornate in cui il tempo non era da costume, il mio dopo lavoro erano lunghe camminate senza meta tra stradine sterrate e spiaggia, nella campagna vista lago e in una natura che ha ancora la possibilità di agire liberamente. Quando finalmente è arrivato il caldo dell’estate, ci sono tornata di mattina presto e quasi tutte le sere con la scusa di stare all’aria aperta fino al tramonto.

Nella prima metà giugno, ho avuto campagna e lago quasi tutti per me, molti residence, bar e ristoranti erano chiusi, sul lago giravano pochi motoscafi ed era difficile veder passare il traghetto all’orizzonte. Il lago aveva un’acqua cristallina e apparteneva più agli animali che all’uomo. La situazione Coronavirus imponeva ancora la chiusura delle frontiere e limitazioni alla navigazione sul lago, si è aggiunto poi il maltempo per azzerare il turismo sul Garda in quel periodo. Solo a fine mese la situazione si è rianimata un po’.

Tutto questo ha favorito diverse occasioni per avvicinare animali mai visti o che non incontravo da tempo e scoprirli in situazioni per me insolite. Non avevo mai camminato su mucchi di conchiglie di lago, proprio come mi è successo lo scorso anno sulla spiaggia di Cancale, paese tra Bretagna e Normandia che si affaccia sull’Oceano Atlantico. Manerba campagna vista lago

Non avevo mai visto così da vicino un riccio, mi sta simpatico solo per la poca grazia con cui si muove facendo un gran fracasso nell’erba alta. Da brivido è stata la biscia nera che una mattina è passata neanche ad un metro dai miei piedi per poi infilarsi e sparire in un groviglio di vegetazione che da allora ho sempre guardato con sospetto. Molto più lento e comunque un po’ inquietante è il lucido orbettino che una sera mi ha tagliato la strada tra un campo di grano e un uliveto. Agile e molleggiata come in una fiaba è stata la lepre che in ben due occasioni ha osato una corsetta sull’asfalto.

E le tartarughe di terra in ammollo, una a Porto Torchio che nuotava tra le chiglie delle barche ormeggiate e due a sonnecchiare nei laghetti degli Heller Garden sospese sulle foglie di ninfee. Sempre negli Heller Garden, non mi sembravano vere le due libellule azzurre che avevano dimensioni da terra dei giganti. Poi i cigni che prendono il volo in coppia sopra il lago e il nido gigantesco presidiato da una mamma-cigno sulla spiaggia di Portese. Ma l’assoluta meraviglia, durata pochissimi minuti, è stata l’upupa che è venuta a trovarmi di prima mattina nel giardino davanti casa, fiera della sua cresta beige e di ali con piume striate di bianco e nero.

Anche il lago non ha mancato di stupirmi, mi piace quando si arrabbia durante il temporale e diventa color petrolio con increspature bianche, o di prima mattina quando fa delle onde da far invidia al mare. È commuovente vederlo incorniciato da un doppio arcobaleno dopo una tempesta che oscura la vista della sponda opposta. Garda - conchiglie di lago

Vivere vicino alla campagna e alla natura significa anche avere per casa un viavai di zanzare, millepiedi, ragni, vespe e insetti vari e lottare con loro fino a dover arrendersi al compromesso di una quasi pacifica convivenza. Tutto questo mi ha portata indietro nel tempo, in una dimensione che ogni tanto torna nei miei sogni ma che mai avrei pensato di rivivere.

Da piccola trascorrevo gran parte dell’estate in Val di Ledro, poco fuori dal paese di Prè, nella casa ristrutturata dai miei nonni tra bosco, prati e un ruscello. Lì stavo per un tempo indefinito con mani e piedi a pasticciare nell’acqua o a camminare seguendo curiosità e sentieri. C’erano bisce, ramarri, salamandre e orbettini quasi tutti i giorni, insieme a grilli, formiche giganti, ragni, farfalle, bruchi e lucciole. Gli esseri striscianti e i ragni mi facevano paura allora come ora, c’erano ortiche e rovi che pungevano o strappavano gli angoli alle magliette, ma trovavo anche lamponi, more, fragole di bosco e funghi. La casa di Prè per me era una perenne avventura di paura e di scoperta, la stessa che ho ritrovato ogni tanto in questi giorni a Manerba.

Ora ho capito che da lì, dalle estati a Prè, quando la natura aveva il potere di prendere il sopravvento e ipnotizzarmi con le sue insidiose scoperte, viene il desiderio di tornare a un silenzio fatto solo di fruscii, fischi e versi, di profumi acquosi o aciduli e di verde, di aria, luce e acqua, nell’instancabile ricerca di libertà che ogni incontro con la natura porta con sé. Decentrarmi dai miei luoghi e camminare lascandomi incantare e spaventare dalla natura, ha assunto la leggerezza di assentarsi da un mondo troppo saturo di presenza e centralità dell’uomo.

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Lago, campagna e incontri ravvicinati con la naturaultima modifica: 2020-07-08T23:54:16+02:00da lesenedelase
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