Due giorni a Parigi: Notre Dame e la casa di Victor Hugo

A forza di sentirmi dire “Hai un’amica che vive a Parigi e non vai a trovarla?”, mi sono finalmente decisa a prendere un paio di giorni di ferie, prenotare il volo e accettare l’invito di Daniela, una cara amica che vive lì da qualche anno.  Parigi - place des Vosges

Questo breve diario comincia all’aeroporto di Milano Linate, qui ho iniziato il mio primo diario di viaggio in attesa di partire per la Cornovaglia. Le sensazioni sono le solite due: il desiderio di staccare dalla quotidianità e quello di immergermi per qualche giorno nell’energia di posto nuovo. Sono un po’ amplificate in questa stagione, novembre è quella fase dell’anno in cui va ormai archiviata la nostalgia dell’estate e bisogna prendere una bella boccata d’aria prima di affrontare l’inverno. Il timore è che l’impatto con le giornate fredde e corte scateni come unica reazione l’arrendersi al letargo.

Rispetto agli ultimi viaggi, questa breve esperienza è diversa: non andrò in giro per la città tutta sola. Nessun programma, quindi, se non quello di stare in buona compagnia e lasciarmi guidare da chi i meandri della città li conosce molto meglio di me. L’unica e l’ultima volta che sono stata a Parigi risale ad una gita scolastica negli anni ’90.

Il viaggio inizia già in volo: leggo qualche pagina di Notre Dame de Paris, fotografo le nuvole e ascolto un po’ di musica. Ad aspettarmi in aeroporto trovo Daniela e il marito, è domenica e per fortuna il traffico permette di muoversi agevolmente su una tangenziale che, a giudicare dal numero di corsie, deve essere piuttosto gettonata in settimana.

Volo Parigi - NuvoleIl nostro piccolo tour inizia da Notre Dame. A prima vista la cattedrale nella sua perfezione  sembra la copia di se stessa, un enorme plastico appoggiato lì. Un po’ come il duomo di Milano.

Il gioco delle proporzioni fa degli strani scherzi, la cattedrale è immensa se ci si trova davanti alle porte della facciata, ma sembra rimpiccolirsi in fretta quando si riesce a racchiuderla per intero in una fotografia. Nei dintorni è facile vedere sbucare un pezzo di torre o la punta della guglia centrale, ma la sua imponenza non domina più la skyline di Parigi come avveniva nel Medioevo, a quei tempi doveva essere praticamente l’unica costruzione così alta.

Dentro Notre Dame ci si sente piccoli ma anche protetti, il pensiero va alla scena in cui, nel romanzo di Hugo, Quasimodo salva Esmeralda e chiede per lei asilo all’interno delle mura della chiesa. Vicino all’altare si trova la Notre Dame a cui è dedicata la cattedrale, è una semplice statua di pietra alta non più di un paio di metri. In quest’immensa costruzione anche la Vergine Maria sembra una creatura piccola e indifesa più che la padrona di casa. Notre Dame facciata

Se conoscessi Parigi come la conosceva Hugo, sarei salita ad osservare la città sul punto più alto della cattedrale, armata di mappa e delle pagine di Parigi a volo d’uccello, uno dei capitoli di Notre Dame de Paris. Per chi come me di Parigi saprebbe identificare giusto la punta della torre Eiffel, quelle pagine possono risultare un elenco pieno di nomi in cui è difficile orientarsi. Ma se penso all’operazione che ha fatto l’autore, ovvero descrivere la città così com’era vista dal tetto della Cattedrale a fine millequattrocento (e Hugo ha vissuto e scritto nel milleottocento) quelle pagine sono un’opera d’arte.

La seconda tappa di oggi è la libreria Shakespeare & Company. E’ una di quelle librerie dove lo spazio è andato progressivamente diminuendo e il moltiplicarsi dei volumi è avvenuto per stratificazione. Tutti i testi sono rigorosamente in lingua inglese e ci sono scaffali con la letteratura di mezzo mondo. Fuori c’è la fila, per entrare bisogna aspettare l’autorizzazione di un signore che apre la porta e decide quando lo spazio raggiunge la capienza massima. Come in tutte le librerie che amano i lettori e i lettori che amano le librerie, al primo piano, ci sono delle stanze con sedie, poltrone e piccoli divani per fermarsi a leggere. Qui però la differenza la fa la stanza con un piccolo pianoforte e il gatto acciambellato su una coperta.

Dopo un veloce pranzo nel quartiere latino a base di crepe prosciutto e formaggio, Daniela mi porta al mercato dei fiori e degli uccelli in Place Lepine. Ammetto che trovo un po’ strano pensare di tornare dal centro di Parigi con una gallina sotto braccio, ma volendo ora so dove ci si può togliere questo sfizio.

Parigi - mercato fiori e uccelliIl pomeriggio prosegue passeggiando tra Le Halles e la zona Marais, quartiere ebraico di Parigi. L’ultima tappa è la casa di Victor Hugo, che ad esser sincera si rivela una delusione. Dell’autore ci sono ritratti, cimeli, uno scrittoio e alcuni mobili, ma neanche un libro. Di tre piani uno solo è visitabile e l’atmosfera, quasi kitsch, è molto carica nei colori scuri delle pareti. L’appartamento risulta molto cupo, quasi claustrofobico. Personalmente sono ambienti in cui farei molta fatica a scrivere.

A dare vitalità ad alcune stanze è la vista su Place des Vosges. La piazza, di forma quadrata con al centro un giardino pubblico, è un gioiello, regna una simmetria talmente perfetta nelle costruzioni e nelle forme che è facile perdere qualsiasi punto di riferimento. Ed è una fortuna vederla poco prima del tramonto, quando il color mattone degli edifici è reso più intenso dagli ultimi minuti di luce della giornata.

Saint Germain En Laye – Paris, 12 novembre 2017

 © Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Due giorni a Parigi: Notre Dame e la casa di Victor Hugoultima modifica: 2017-12-07T21:47:52+00:00da lesenedelase
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