Il richiamo del Cervino

Si dice vedi Napoli e poi muori, ma quando vedi il Cervino non lo molli più. Non è come gli altri posti che una volta visto te ne vai e pensi alla prossima destinazione, quando volti le spalle al Cervino poi ti giri almeno una volta per vedere se è ancora lì, e una seconda per vedere se ha una luce diversa, e una terza per vedere se si è spostata quella nuvola che non te lo fa vedere tutto intero, e una quarta per l’ennesima foto. Cervino e nuvole

Sono partita per Breuil-Cervinia in una giornata da nuvoloni grigi ma arrivata in Valtournenche il cielo si è aperto e sopra i pini di Antey Saint André, lassù dritta in alto, per la prima volta davanti a me ho visto la punta luminosa e squadrata della piramide del Cervino. E lì senza rendermi conto è iniziato quel richiamo fatto di innocenti curiosità e piccoli riti: il Cervino continui a cercarlo sopra la tua testa, guardi aspettando che le nuvole lo lascino in pace, lo saluti prima del buio e soprattutto non smetti di pensare a come sarà essere lassù un po’ più vicino a lui.

A Breuil-Cervinia il Cervino è lì talmente alto e immenso che è facile trovare un posto tranquillo dove sedersi e farci due chiacchiere. Ma io il primo giorno ho osato già tutto ciò a cui potevo aspirare per una presa del Cervino alla mia portata: ho pranzato in una baita poco sopra il paese dove malghe, prati verdi, strade sterrate e sentieri iniziano a separarti dalla civiltà per proiettarti solo verso il Cervino. Da lì ho camminato finché ho retto il pizzicare del sole e la fatica dell’altitudine – poco meno di un chilometro – per andandogli incontro, sedermi su un sasso e scrivere di lui.

La sera l’ho visto diventare rossastro e scomparire nel buio ascoltando i racconti di eroi e conquiste che lo hanno reso protagonista nella storia dell’alpinismo. Insomma ero a Cervinia da poche ore e già lo avevo contemplato, fotografato e scritto, e in più grazie alla serata di narrazione e musica della Settimana del Cervino avevo sufficienti indizi e desideri per mettermi alla ricerca di libri e storie che lo riguardano. Sono tornata in albergo soddisfatta ma nei miei appunti di viaggi scrivo spero di non annoiarmi una settimana qui ora che il Cervino l’ho visto.

Ancora non sapevo che il Cervino non mi avrebbe dato pace. A Cervinia ti alzi la mattina e il primo pensiero è correre alla finestra a guardarlo, poi ti prepari esci e ovunque tu vada prima gli dai ancora un’occhiata e così è la sera, anche se fa freddo, sei al telefono o non vedi l’ora di affondare nel letto, prima di andare a dormire ti ritrovi a ripetere esattamente al contrario gli stessi sguardi. I giorni passano e metti in programma ciò che c’è d’interessante a Breuil-Cervinia e in Valtournenche: il Lac bleu, il Plateau Rosa, l’orrido delle Grotte delle Busserailles, la pace del villaggio di Cheneil, l’azzurro del lago Goillet, la vecchia via della centrale idroelettrica di Perrères. Ma ogni tanto ti fermi e lo cerchi come quando d’improvviso frughi in tutte le tasche col timore di aver perso le chiavi di casa. riflesso Cervino nell acqua

Se riesci a dimenticarti del Cervino, presa dall’incanto della neve dei tremila e cinquecento metri del Plateau Rosa o dalle acque limpide dei laghetti Layet, lui comunque è lì. Persino nel lago della pesca sportiva e in qualsiasi pozza d’acqua trovi a testa in giù la copia della sua punta massiccia e grigia striata di neve.

Quando ci sono nuvole basse, e non si vede nessuna montagna, un’occhiata lì dove dovrebbe essere il Cervino provi a darla lo stesso. Scendi a Valtournenche e quasi trovi pace sapendo che il Cervino non si vede, ma appena ricompare sopra Breuil-Cervinia il respiro ti sembra più pieno e la sera nei miei appunti scrivo stando qui ci si abitua alla certezza del Cervino, lo vedi ed è tutto a posto.

E allora un giorno ti metti in cammino dai 2050 metri di Cervinia prendi il sentiero 13 e pian piano con fatica arrivi ai 2800 del Rifigio Oriondé Duca degli Abruzzi, ci metti una vita e sei stanca morta e lui si fa vedere gran poco, è costantemente dietro un sipario di nuvole. Pazienza, dentro di te ora hai la pace di essere stata lì ai suoi piedi per qualche minuto e questo è il massimo che potessi fare.

La mattina dopo il cielo è terso e lui è lì aguzzo e brillante senza una nuvola che gli ronza intorno. Vuoi vederlo ancora da vicino. Studi un percorso con meno dislivello, prendi l’ovovia fino a Plain Maison e con il sentiero 65 lo avvicini dai ghiaioni del versante est e finalmente pranzi con lui, togli gli scarponi, ti prepari due panini crudo e fontina e gli dedichi anche qualche canzone di Phill Collins che ti ascolti in cuffia.

Torni soddisfatta e ti riproponi quel veto che ignori da giorni: domani riposo. E finalmente è così, per forza perché piove. Fai un giro per Breuil-Cervinia e ti ritrovi a comprare – cosa che non fai mai – gadget di ogni genere a tema Cervino: una t shirt, un block notes, una penna, una cartolina pop up da sei euro e un magnete molto kitsch da attaccare sul frigorifero. È chiaro ormai che il Cervino vorresti portartelo a casa!

Così arriva l’ultimo giorno, di nuovo un bel cielo terso e non hai dubbi: vuoi stare con il Cervino. Trovi un nuovo percorso: dal campo da golf prendi il segnavia 11 e poi il 65. Ed ecco il Cervino preso dal versante ovest, quello selvaggio, senza piste da sci, ci sono solo l’ombra del ghiacciaio, il fantasma di un bacino ormai svuotato e sassi e scie di un’enorme frana. Cervino da Antey Saint Andrè

Visto da lì il Cervino è ancor più bello perché intorno si respira solo la forza dalla natura: pietre enormi sparpagliate qua e là, ghiaioni, ritagli di prato verde e una striscia di erba rossastra che ridisegna perfettamente l’orlo di una diga di sassi. Quel che rimane di questa forza distruttiva che si è ripresa ciò che era suo ti fa sentire piccola e proprio per questo ancor più parte di ciò che ti circonda. E di nuovo togli gli scarponi e rifai la festicciola del pranzo tu, lui, due panini e due ballate di Phill Collins.

Torni di nuovo stanca morta tra il sole e la fatica di una deviazione che ti ha raddoppiato il percorso per via di un sentiero cieco, ma non è certo una questione di cui discutere con il Cervino! La sera lo saluti con un paio di foto al Lac Bleu e al laghetto della pesca sportiva, ma dopo cena sei ancora lì che lo guardi per l’ultimo tramonto. La mattina dopo è ora di partire e prima di lasciare la Valtournenche non puoi far a meno di fermarti ben due volte e girarti indietro, l’ultima vuoi che sia ad Antey Saint André lì dove il Cervino è comparso davanti a te la prima volta e appena molli lo sguardo hai già due lacrime sulle guance: il Cervino già ti manca da morire.

Breuil-Cervinia, 18-26 luglio 2020

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Il richiamo del Cervinoultima modifica: 2020-07-31T22:04:03+02:00da lesenedelase
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