In treno fino a Bad Gastein

La primavera fa venire voglia di abitare il mondo come un grande spazio aperto e luminoso e sapendo che d’improvviso, a un certo punto finito l’inverno, sento il bisogno di prendere e andare, eccomi pronta per Bad Gasteinfiume Tagliamento

E’ il mio primo viaggio in Austria e l’ho costruito mettendo soggiorno e spostamento quasi sullo stesso piano. Sono partita alle 10.00 da Brescia e in circa 8 ore sono arrivata a Bad Gastein. In auto ci avrei messo circa un’ora e mezza in meno, ma sono dell’idea che non sempre il mezzo più veloce sia quello migliore.

Anche questa volta ho scelto i mezzi pubblici, non solo per motivi ecologici. Il vero lusso di poter lasciare a casa l’auto sta nel guadagnare tempo per sé, pur allungando i tempi. E poi un viaggio che non prevede voli significa niente controlli né restrizioni sui bagagli. Con soddisfazione ho messo nello zaino una bottiglia d’acqua e nel beauty un paio di forbicine.

In treno posso leggere, scrivere, ascoltare musica e riposarmi, ma soprattutto, cosa che difficilmente in aereo è così interessante, posso piazzarmi davanti al finestrino e guardare il paesaggio. E la sola idea che là fuori ci saranno boschi, capanni di legno e cime innevate, non mi ha mai fatto pentire di questa scelta. Ho comunque con me come amuleti per qualsiasi rischio di noia,  due libri a tema Austria – Sissi di Nicole Avril e Austria di Philippe Jaccottet – e uno a tema montagna: Bella e Sebastiano di Cecile Aubry.

Partire ad aprile, è stato decisamente più facile che a gennaio. Da qualche giorno fa un caldo estivo che senza tante remore si addentra anche oltre i 25 gradi, praticamente un anticipo d’estate.

Fino a Brescia mi accompagnano i miei genitori, anche loro in fuga per il lungo ponte del 25 aprile. Il primo tratto di viaggio è da Brescia a Venezia Santa Lucia a bordo del Frecciarossa che arriva da Torino. Così, prima delle montagne, sono riuscita ad infilarci anche una breve tappa al mare. E già a Desenzano pregusto un paesaggio acquatico. Poco prima della stazione, in una giornata di cielo terso come quella di oggi, è possibile vedere in lontananza il lago di Garda e riconoscere il profilo della penisola di Sirmione. Venezia - gondole

A Venezia ho giusto il tempo per un panino alla stazione prima di avviarmi a piedi al terminal Tronchetto, dove prenderò il bus delle ferrovie austriache (OBB) diretto a Villach.

Non sono mai stata una grande fan di Venezia, pur non negandone il fascino. La città-regina della Laguna si rivela come mi è sempre sembrata: unica nel suo elegante galleggiare sull’acqua ma perennemente offuscata dai turisti. Di recente ho letto che Venezia è tra i dodici posti sconsigliati a chi viaggia. E questo caldo fuori stagione certo non aiuta a renderla più vivibile.

Mi fermo qualche minuto ad osservarla dai gradini della Chiesa di San Simeone Piccolo, che è quella sorta di Pantheon di fronte alla stazione al di là del canale. Qui scopro che si è appena concluso uno spettacolo teatrale stile flash mob che sensibilizzava i passanti al rispetto dei luoghi della città. Ci sono ancora gli attori in costume che ricevono i complimenti dal pubblico.

Da Venezia a Villach sono poco più di due ore di viaggio. Inizialmente sono un po’ monotone, fino a Udine il paesaggio è solo inutile pianura, i monti continuano a restarsene sullo sfondo come se fossero delle comparse di cartone.

Ammazzo il tempo leggendo la biografia di Sissi e ascoltando musica. Ma uscendo da Udine il bus inizia finalmente a puntare dritto alle montagne e presto alla pianura si sostituiscono delle sagome più alte e appuntite e ogni tanto sotto la strada o al suo fianco si infila un ghiaione ricoperto da un fiume piatto, il colore è azzurro chiaro caraibico e l’acqua sembra una lunga scia di cera sciolta: è il TagliamentoVenezia - chiesa San Simeone Piccolo

Da un momento all’altro sono certa che su questo spettacolo calerà il buio di un tunnel interminabile e invece mi sbaglio, entriamo e usciamo ogni tanto da qualche galleria ma si tratta sempre di pochi chilometri.

La strada segue un po’ il serpeggiare del fiume e un po’ quello della valle, le sagome delle montagne si moltiplicano e a quelle più morbide e verdi, si aggiungono sullo sfondo quelle più aspre e grigie con le cime ancora innevate.

I paesini si smembrano e lasciano in giro solo qualche casa qua e là, il fiume ora è un torrente, ora una cascata che scende di corsa in mezzo agli abeti e in entrambi i casi l’acqua scorre più decisa e il suo colore è scuro, frastagliato di onde chiare, con riflessi che sembrano creati dall’addizione di abbondanti dosi di sapone di Marsiglia.

Tutto questo, quasi, mi distrae dal passaggio di confine, siamo già in Austria. Non fosse stato per il casello dall’autostrada, il colore dei cartelli stradali e i nomi che da Camporosso o Tarvisio diventano Stossau o Hermagor, me ne sarei resa conto solo al capolinea di Villach.

Poco prima di Villach la valle si allarga, le montagne arretrano e compare un piccolo complesso di industrie e centri commerciali che annunciano il centro abitato. Finalmente posso sgranchirmi un po’ le gambe, fare due passi veloci per pregustare un po’ di Austria.

Se la temperatura da Venezia a Udine ha oscillato intorno ai 27/28 gradi, tra le montagne avevamo ritrovato dei piacevoli 18/19 gradi. Qui però li abbiamo recuperati tutti e camminando per strada sembra ci siano dei phon incastonati nell’asfalto. Mi fermo qualche minuto tra gli ultimi banchi all’interno della fresca chiesa di St. Nikolai, poi vado a dare un’occhiata fino al ponte sul fiume Drava e torno alla stazione. Meglio non scherzare con le tabelle di marciaVillach - chiesa St Nikolai

L’ora di treno che mi porta a Bad Gastein vola. Sono stanca di stare seduta sul sedile di un mezzo pubblico, ma questo viaggio non ha avuto nulla dell‘atmosfera d’assalto con cui ho a che fare abitualmente quando viaggio da pendolare tra Bergamo e Milano. Sui mezzi che ho preso, in particolare da Venezia in poi, c’era poca gente e regnava una tranquillità da salotto.

Per contro non ho avuto modo di addormentarmi, come spesso mi succede sul treno: da Udine in poi ero troppo intenta a starmene incollata al finestrino a guardare le montagne, i prati e le casette a punta.

E dopo un lungo tunnel, poco prima delle 18.00, come da programma, eccomi finalmente a Bad Gastein, meta del mio quarto viaggio da sola.

Bad Gastein, 21 aprile 2018

Sembrava proprio che la gente venisse in montagna a cercare qualcosa che credeva di aver perduto da qualche parte tanto tempo prima
da Una vita intera di Robert Seethaler

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Questo è il 100° post del blog Le sere nere della Sere!

 

In treno fino a Bad Gasteinultima modifica: 2018-05-11T22:48:10+02:00da lesenedelase
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento