La porta di Magda Szabò

La porta di Madga Szabò è un romanzo che racconta dello strano e intenso rapporto che si instaura tra un’anziana domestica di nome Emerenc e la scrittrice da cui accetta di prestare servizio per diversi anni.

filo spinato

Emerenc era capace di suscitarmi sia i sentimenti più nobili sia quelli più meschini, il pensiero di amarla, talvolta, mi rendeva così furiosa che mi stupivo della mia stessa veemenza.

Narratrice in prima persona è una scrittrice senza nome trasferitasi da poco con il marito in una casa più grande. Il trasloco coincide con una fase in cui la carriera richiede maggior tempo da dedicare alla scrittura e più impegni fuori casa, la scrittrice decide così mettersi alla ricerca di una persona fidata a cui delegare i lavori domestici.

Su consiglio di un’amica si rivolge a Emerenc, una portinaia che vive nel vicinato. Nonostante l’età la vecchia ha una grande forza, è una lavoratrice infaticabile e gode della fiducia dell’intero quartiere. Ma sin dal primo incontro Emerenc non cela il suo essere fuori dagli schemi, pone una condizione imprescindibile per accettare: non si tratta di soldi né orari, ha bisogno di garanzie, pretende delle vere e proprie referenze.

La vecchia appare come una presenza discreta, lavora molto e in silenzio, dice poco di sé, non mostra curiosità né accetta regali. Eppure Emerenc è anche una sorta di pubblica autorità nel quartiere, un vero e proprio punto di riferimento. Sa sempre dove c’è bisogno di lei, molti le chiedono consiglio e non manca mai di far avere un piatto dell’amicizia a chi ha bisogno di mangiare qualcosa di nutriente.

Ci eravamo abituati all’ordine assoluto che regnava in casa nostra, entrambi, ma soprattutto io, sapevamo di poterci dedicare interamente al nostro multiforme lavoro, la certezza che qualcuno badasse a tutto, sempre, si era ormai consolidata dentro di noi.

Col passare del tempo Emerenc si rivela sempre più ambigua e misteriosa. Va e viene da casa quando vuole, premia e punisce i padroni come se fossero dei bambini. Se contraddetta nel suo strano sistema di regole, sparisce senza preavviso per qualche giorno, poi torna al suo posto come se nulla fosse o rimprovera e impone le sue condizioni: il menù del Venerdì Santo, dove collocare alcuni oggetti che di sua iniziativa ha introdotto in casa, il nome da dare al cane, Viola, che da subito si sottomette solo ai suoi ordini, considerandola di fatto la sua unica padrona.

La vecchia è in grado di cogliere in anticipo i bisogni altrui, le sue azioni oltrepassano di gran lunga ciò che le viene richiesto. Sa essere però anche molto dura e riesce ad avere sempre la meglio sui limiti che prevede nei rapporti interpersonali che la circondano.

Emerenc sa degli altri molto più di ciò che svela di sé, il suo passato è avvolto in un manto di abbandoni e delusioni, ma ciò che attrae tutti e allo stesso tempo inquieta è l’assoluto divieto di varcare la soglia di casa sua, quel confine invalicabile su cui i vicini si interrogano ancor più quando Emerenc decide di barricarsi in casa, preda di una polmonite che non le permette di lavorare.

Emerenc era venuta in città, la città l’aveva accettata, lei invece non aveva accettato la città, perché il suo unico mondo reale esisteva dietro la porta chiusa, se mai l’avesse mostrato a qualcuno non era per sua volontà.

 © Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

La porta di Magda Szabòultima modifica: 2019-12-11T23:07:55+01:00da lesenedelase
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