Un’altra parola chiave del viaggiare da soli è: qui

Tornando alle mie riflessioni sul viaggiare da soli, un’altra parola chiave è: qui. Viaggiare è un continuo muoversi e fermarsi e ci si ferma se si trova un posto dove stare, e questo posto si chiama quiqui (2)

In questi giorni sto cercando di assolvere i debiti formativi previsti dalla recente iscrizione all’università e la spontaneità con cui prendo posto in un’aula con studenti che hanno vent’anni abbondanti in meno di me mi ha fatto sentire un po’ sfacciata. Così nasce questa riflessione sul qui e su quanto il viaggiare da soli aiuti a prendere posto nel mondo.

Nella vita di tutti i giorni i luoghi che frequentiamo sono sempre gli stessi o comunque più o meno funzionano in un modo che conosciamo. Il nostro pensiero quindi è proiettato sul gestire il tempo e le cose da fare. In viaggio invece riemerge l’incertezza del dove, perché non c’è solo il dove che riguarda la meta, il dove è anche il qui, un dove più immediato e fondamentale. E se non ho fiducia di saper trovare, laddove andrò, un posto dove mettermi, fermarmi o appoggiarmi è improbabile che possa pensare di partire e andare oltre i miei luoghi.

Ed ecco perché qui e non dove, il dove può essere anche solo un obiettivo, un sogno, un’idea, ma in viaggio prima o poi il dove deve diventare un luogo. Qui è il posto a sedere che ho trovato sul treno, è una panchina in un parco o il tavolo di un ristorante. Quando mi sistemo qui, in questo posto, ho finalmente la sensazione di occupare quel posto che il mondo ha previsto, in mezzo a tante persone, anche per me.

Anche se si è in movimento c’è sempre un qui e non ho pace finché non lo trovo. Qui è dove sto a bordo di un mezzo che mi porta da un luogo ad un altro, qui è dove mi riposo e riorganizzo le mie cose o i miei pensieri, qui è dove osservo un quadro o il paesaggio, qui è dove stendo il telo per prendere il sole in spiaggia.

Viaggiare allena al qui, e se viaggio da sola, sta a me provvedere a dove collocare me stessa nei luoghi, in posti che non sono i miei ma per un periodo lo diventano. In ogni situazione, se non voglio restare chiusa in casa o nella mia stanza d’albergo, se non voglio rinunciare a sedermi in un ristorante o a riservarmi un posto a teatro, devo prendere l’iniziativa, andare e aver fiducia di trovare un qui dove fermarmi, sentirmi a mio agio e vivere l’esperienza. Pensateci bene quando si sale su un bus, si arriva in un parco o si entra in un museo non si ha pace finché non si occupa un posto adatto a noi.

Col tempo diventa sempre più naturale osservare, individuare uno spazio e prendermelo, e occuparlo senza arroganza né vergogna, o sentirsi addirittura un po’ di sfacciati. Si impara a capire quando ci si può prendere tutto lo spazio o è meglio occuparne il meno possibile, si accetta di condividere o cedere a qualcun altro. Questo è in sostanza viaggiare: arrivare qui, mettermi qui, ripartire da qui, è un continuo cercare, trovare, scoprire e scambiare il nostro qui nel mondo.

© Riproduzione riservata – photo credit La Sere

Un’altra parola chiave del viaggiare da soli è: quiultima modifica: 2022-01-18T23:15:23+01:00da lesenedelase
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