Viaggio a Madera: da Câmara de Lobos a Ponta do Sol

A pochi mesi dal mio viaggio a Porto di nuovo mi trovo in terra lusitana. Ieri io e mia cugina Benedetta siamo arrivate a Madera, un piccolo e appuntito paradiso verde che buca le acque dell’oceano Atlantico tra l’Europa e l’Africa, meglio noto in tutto il mondo come Madeira, il suo nome in lingua portoghese. Camara de Lobos - porto

La nostra giornata inizia con colazione a base di pasteis de nata e cappuccio (qui arricchito con una buona dose di panna) da Esplanada Vedinho, un chiosco sull’Avenida do Mar di Funchal. Nel frattempo spulciamo un po’ tra la Lonely Pocket Madeira e la Bradt Madeira e Porto Santo in cerca d’ispirazione.

Si inizia da Câmara de Lobos. Prendiamo un bus insieme ad una signora autoctona dall’aria un po’ malinconica, è contenta di parlare con noi, ci racconta che il marito è di Savona, lo ha conosciuto quando venne a Madera per lavoro, ora è in pensione e sono comunque rimasti a vivere qui.

Uscendo da Funchal il bus attraversa la zona dei grandi alberghi, che ribattezziamo Beverly Hills. Su entrambi i lati della Estrada Monumental, un largo viale con una fila di palme che fanno da spartitraffico, sembra assegnino un premio alla struttura più invadente. Lussuosi alberghi e resort di proporzioni mega sgomitano per rubarsi l’un l’altro la vista mare, con buona pace di chi non ha una camera con vista. Sono tutte costruzioni in serie e senza alcuna ambizione ad un particolare estro architettonico, l’effetto in certi tratti è quello del quartiere delle case di cura. Camare de Lobos can street art

Câmara de Lobos mi ricorda i piccoli porticcioli della Cornovaglia per le barche colorate ormeggiate, la banchina che chiude parzialmente il porto per proteggerlo dagli scatti d’ira dell’oceano e la scogliera che si alza subito intorno al piccolo golfo.

Le vie del paese sembrano in festa, ovunque ci sono addobbi e elementi di street art a tema ricycle. I portoni delle case sono ricoperti da volti costruiti con ritagli di lattine, ci sono Bob Marley, Che Guevara, Einstein e persino Gesù, mentre gli addobbi sono a tema mare: sardine giganti di jeans, meduse e polipi fatti con le bottiglie di PET e copertoni che diventano fari o gabbiani.

Abbiamo scelto Câmara de Lobos perché la Bradt dice che da qui parte un trenino che porta al punto panoramico di Cabo Girão. E trenino sia! Non è un vero e proprio convoglio su rotaia ma uno di quei trenini che girano per le città e che di solito portano a spasso per lo più bambini.

Appena usciti dal paese il treno si infila in strade secondarie tra orti e terrazze coltivate. Qui già ci si rende conto che quest’isola richiede una certa confidenza con le strade impervie e un perenne saliscendi.

E poi le vertigini! Oltre il paracarro l’occhio non può far a meno di perdersi in canaloni e scarpate se non direttamente nell’oceano. Ho idea che a Madera se non si vuole stare inchiodati per tutta la vacanza al lungo mare di Funchal non si deve soffrire né di mal d’auto né di vertigini da almeno due generazioni. E Cabo Girão ne è la conferma. Camara de Lobos - addobbi

Cabo Girão è una terrazza di vetro sospesa tra la cima di una falesia e i più di cinquecento metri che la separano dall’Atlantico. Qui si è immersi in uno spettacolo di colori e forme: i verdi di prati, piante e arbusti, i blu dell’acqua e i grigi della roccia e della spiaggia; nessuna gradualità invece per il taglio netto del dirupo a picco sull’oceano e la linea decisa che divide la terra dall’acqua, il verde-grigio dal blu. Il problema a Cabo Girão in caso di vertigini, non è solo il malessere in sé, ma un quadro di tale bellezza che potrebbe far venire la tentazione di affidarsi a quell’attrazione verso il basso.

Rientrate a Câmara de Lobos, accaldate e affamate ci concediamo una degna tappa pranzo in terrazza con vista sul porto e sul paese al Bar Forma d’Açucar. Qui scopriamo che quel fantastico pane a focaccina condito con burro, erba cipollina e aglio, che si chiama bolo do caco ed è un must dell’isola di Madera. E già sappiamo che sarà difficile farne a meno in questi giorni. Cabo girao

La pausa pranzo è occasione per riprendere in mano Lonely e Bradt e scegliere come prossima meta Ponta do Sol. Per la Bradt si tratta di un piccolo centro della costa occidentale dove splende sempre il sole e che un tempo si raggiungeva principalmente via mare. Questo già basta a catturare la nostra attenzione. Ma la Bradt dice anche che è il paese natìo dello scrittore John Dos Passos: per quanto mi riguarda sono contenta di aver trovato una meta letteraria anche a Madera.

Benedetta si mette subito a studiare orari e percorsi e nel giro di poco ci ritroviamo a scioglierci sotto il sole in attesa del bus. Il viaggio dura circa un’oretta ma a noi sembra una vita. Qui si viaggia su bus Volvo da museo vintage anni ’70/’80. Sono grintosi e curati con un certo orgoglio: carrozzeria e sedili in similpelle perfettamente intatti, freni e cambio tengono testa egregiamente alla strada, affrontando senza remore vie strette ritagliate tra i capricci sinuosi delle forme dell’isola.

Cabo Girao - terrazzaIl risultato è un continuo sali-e-scendi-dentro-e-fuori in un susseguirsi di piccole valli colonizzate da cima a fondo da case e terrazzamenti adibiti ad orti, bananeti e viticulture. Chi abita qui deve essere molto strong, a me verrebbe male al solo pensiero di innaffiare ogni giorno sette-otto terrazze di orto in pendenza o a picco sull’oceano. Per non parlare del fatto che per raggiungere un centro abitato da gran parte delle abitazioni ci si mette almeno un’oretta. Il bus di fa diverse fermare e noi ci chiediamo chi possa pensare di abitare qui, soprattutto d’inverno o nei giorni di pioggia.

Il pezzo forte del viaggio è l’inebriante esperienza offerta indiscriminatamente ad ogni passeggero e ovviamente compresa nel biglietto. A bordo si partecipa emotivamente e fisicamente agli scossoni della guida sprint dell’autista. L’effetto è un po’ una via di mezzo tra le montagne russe e il tagadà, mentre la colonna sonora è un mix tra vrrroooom di accelerate e sbuffate di freno motore.

Ponta do Sol è in fondo ad un canalone che arriva dritto all’oceano. Il centro del paese è un gioiello incastonato tra due coste alte e scure. Il fascino creativo del luogo si respira ancor prima di raggiungere il nucleo storico. Ci sono muri ornati da vivaci murales e sopra di noi si alza una parete curva dalle strane forme. E’ piena di sculture di teste bianche intervallate da specchi giganti sagomati a forma di gabbiano. Ponta do Sol parede de memorias

A prima vista sembra una macabra combinazione di teschi e volatili. In realtà si tratta della Parede de memórias (parete dei ricordi) un’opera di land art di Patrícia Sumares. Una targa spiega che si tratta dei volti di duecentocinquanta persone, abitanti del paese e affezionati del luogo, che hanno letteralmente prestato la loro faccia all’artista per prendere parte all’opera d’arte. C’è anche l’elenco dei loro nomi.

Il progetto artistico intende mostrare metafore della condizione umana e dei valori di una comunità e lo fa attraverso una partecipazione attiva della società alla creazione artistica. Gli specchi hanno la forma di alcune specie di uccelli caratteristici dell’isola di Madera e, attraverso il gioco di riflessi, creano un’interazione dinamica con l’ambiente circostante, grazie alle variazioni cromatiche create dalla luce del sole.

A Ponta do Sol purtroppo non possiamo fermarci molto, abbiamo solo un’oretta prima dell’ultimo bus che torna a Funchal. Io mi innamoro di questo posto, vorrei dormire qui e risvegliarmi domattina per respirarne a fondo l’ispirazione creativa e visitare come si deve il Centro culturale dedicato a Dos PassosPonta do Sol - spiaggia

Su questo va fatto un appunto alla Bradt, che oltre ad essere ogni tanto sgrammaticata, dà delle informazioni imprecise sullo scrittore americano. John Dos Passos, l’autore di Manhattan Transfer e Quarantaduesimo Parallelo, non è nato qui ma negli Stati Uniti. A nascere qui fu il nonno paterno Manoel Dos Passos poi emigrato in America a diciotto anni.

Benedetta mi riporta subito alla realtà, dice che è meglio non perder tempo, dobbiamo correre in spiaggia, fare il nostro primo tuffo a Madera e rosolarci al sole per almeno una mezz’oretta.

Funchal, 14 giugno 2018

“Visto dal basso era impressionante, intravide un uomo che scendeva verso il rettangolo di terra coltivata, aguzzò la vista e scoprì vari ritagli coltivati in una falesia che le sembrava verticale e inaccessibile … e pensò agli uomini e ai bambini che erano morti per scendere quelle terrazze coltivate, per risalire e portare i loro piccoli, inestimabili raccolti”.
Da L’ultimo molo di Helena Marques.

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Viaggio a Madera: da Câmara de Lobos a Ponta do Solultima modifica: 2018-06-24T21:45:11+02:00da lesenedelase
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