Aggiornamenti da “lock-town”

Cara Serena, cara me stessa nella versione prima dell’epoca del #iorestoacasa, è tornato il momento di scriverti da “lock-town”. Da due settimane è scattato il lockdown2, non è il deserto di chiusura totale che abbiamo vissuto a marzo-aprile-maggio e le regole non sono uguali per tutta Italia, ma qui in Lombardia siamo in zona rossa, ovvero nel regime più restrittivo. locktown

La novità è che, in base alla gravità, il Governo ha contrassegnato ogni regione con un colore: giallo, arancio o rosso corrispondono ognuno a un diverso livello di chiusura. Noi fino ai primi di dicembre avremo i negozi chiusi, bar e ristoranti solo take away, trasporto pubblico dimezzato e di nuovo dobbiamo avere in tasca l’autocertificazione. Si può uscire solo per necessità e bisogna stare all’interno del comune, ma tra le necessità rientrano l’attività motoria all’aria aperta, la libreria e la messa.

Questo lockdown2 finora lo sto vivendo con tranquillità e a volte riesco a farlo diventare addirittura piacevole. Non so se sia la gioia di un’ebete, ma per me al momento questa semi-clausura non sa né di noia né di angoscia. A Bergamo per fortuna la situazione non è difficile come a marzo, me ne accorgo dalle sirene delle ambulanze, sono una rarità in confronto al primo lockdown. Le uniche attenzioni che riservo alla pandemia ora sono le notizie alla radio e il rispetto delle regole, per il resto la vita può e deve procedere.

Le mie giornate se ne vanno tra smart working e lunghe passeggiate. Camminare all’aria aperta ora è vitale come i due litri d’acqua che devo bere ogni giorno. In pausa pranzo cammino qui intorno per trenta minuti e poi di nuovo dopo il lavoro almeno settemila passi in sostituzione dei giorni della palestra. Per il resto leggo, guardo film, seguo qualche evento online – come la Microeditoria di Chiari e Fiato ai libri – ma stare sempre davanti ad uno schermo non fa per me e così a volte spengo tutte le luci e ascolto musica al buio.

Ogni tanto svuoto angoli di armadio dove non metto mano da tempo e inizio a buttare e riordinare. Oppure mi invento la beauty-farm: un trattamento scrub, un bagno caldo in oli essenziali o la tinta per capelli. Mi sembra di essere nelle vacanze di Natale, quando stai sveglia fino a tardi a guardare un film e, venendo meno i soliti impegni, trovi spazio per quelle cose a cui non dedichi mai tempo. Una tira l’altra e mi accorgo che non è solo un problema di tempo, ma più di fare una cosa per volta e farla dall’inizio alla fine. E se ne va lo stesso tempo, anzi forse meno, di quello che impiego di solito a iniziare due cose, lasciarle entrambe a metà e inseguirne una terza.

paesaggio2 lockdown2

Ma di che posso lamentarmi? Dormo otto ore, faccio colazione con calma, non devo preparare pranzi in scatolette per il giorno dopo, né viaggiare da qui all’ufficio. Se ci pensi in questo periodo dell’anno tu cosa faresti? Dopo l’ufficio vorresti essere a casa, soprattutto ora che le giornate sono più corte e inizia a fare un po’ più freddo.

Il bello di questo lockdown2 è che vivo nel presente, non penso più a come sarà dopo. Sì, mi manca non poter programmare un viaggio e a volte temo che questa bolla spazio-temporale in cui vivo mi faccia un po’ perdere il senso della realtà. Forse è per quello che cammino tanto, così la mente può illudersi di non essere sempre ferma e chiusa qui a “lock-town”. Finché ho il mio lavoro e non sono nel dramma di questa terribile malattia non ho motivo di preoccuparmi per il futuro.

Le regole di questo tempo non le ho decise io e questo stranamente mi dà pace. Questo tempo è un’opportunità. Se non voglio diventare un criceto che gira sempre sulla stessa piccola ruota, devo inventarmi qualcosa. Quando esco cerco di non fare sempre lo stesso giro e quando sono a casa recupero vecchi oggetti, guardo film e leggo libri che non ho mai avuto il tempo di iniziare o di finire. In realtà forse sto scoprendo che è nella solita vita che per comodità non faccio mai ritocchi. Nella vita di sempre giro come un criceto più di come faccio adesso. È strano ma ora che ho meno spazio ma più tempo, ora che non posso andare al cinema, a teatro, in montagna e dove voglio, riesco a sentirmi in pace e addirittura più libera e felice.

Ho ritrovato quello spirito del lockdown che ama la ricchezza del vivere in una realtà semplificata dove contano solo cose importanti come star bene, lavorare, avere vicino i propri cari e solo cose semplici come essere a casa quando è illuminata dal sole del mattino o tornare a camminare per il paese riscoprendo gli spazi verdi, il fiume e i quartieri vecchi e nuovi in cui non mi capitava di passare da tempo. Pensa che a volte mi porto addirittura la macchina fotografica come quando sono in viaggio! paesaggio lockdown2

A Natale ci sarà forse una tregua del lockdown2, ma molto probabilmente sarà solo una parentesi. In quei giorni vorrei andare in montagna e chissà magari rivedere anche qualche amica con cui è rimasta in sospeso una cena che già è difficile organizzare in tempi normali. Per il resto so che prima o poi tutto questo passerà e se stiamo tutti bene, si tratta solo di resistere. Tornerà prima o poi la libertà di fare quello che si vuole, per il momento ne approfitto per allenare me stessa a fare della libertà e del tempo un uso migliore.

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Aggiornamenti da “lock-town”ultima modifica: 2020-11-23T22:45:05+01:00da lesenedelase
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