Io sono qui, tu dove sei?

Io sono qui, tu dove sei? è il titolo di un saggio di Kornad Lorenz sul comportamento dell’oca selvatica ma questa non è una delle mie solite recensioni. Il libro, lettura un po’ nuova rispetto alle mie curiosità, è uno spunto per raccontare l’incontro più interessante di questo lockdown2oca de La Sere

A fine ottobre sul fiume è comparso un cigno. Finora cigni ne avevo visti solo al lago e mai avrei pensato di trovarne uno sotto il ponte che attraversa il centro di una cittadina della provincia bergamasca. Il mio entusiasmo lì per lì è durato giusto il pensiero di quale onore fosse avere una presenza così elegante per qualche ora sul nostro fiume. Ma il cigno era tutt’altro che di passaggio e a guardarlo bene in realtà era un’oca.

L’oca è ancora lì e per me è diventata una missione. All’inizio ho temuto che qualcuno l’avesse persa e potesse sentirsi spaesata o in pericolo. É comparsa dopo giorni di pioggia incessante e quando è in piena il fiume ha onde alte e marroni che spingono a valle in velocità anche grossi rami e tronchi d’albero. Ma l’oca, nella sua mise bianco candido – anche quando l’acqua si è fatta color petrolio stagnante – è rimasta lì e l’aria di sentirsi in pericolo forse non l’ha mai avuta.

Ora sono passati più di due mesi, ha nevicato, piovuto e fatto giorni di sole; il fiume si è ingrossato, è andato quasi in secca e ha avuto le sue fasi intermedie di verde cristallino e l’oca lì sta benissimo, me lo ha confermato anche il comune, in risposta alla mia segnalazione di possibile animale in pericolo o disperso. Mi hanno scritto che è un’oca domestica che ha scelto di diventare selvatica.

Questo ha cambiato le cose. Quel scelta di passare da una vita domestica a selvaggia l’ha resa un personaggio affascinante, chi non avrebbe voglia di un po’ di vita selvaggia di questi tempi? Così ho pensato: se nessuno la porta via e lei decide di restare, forse ci terrà compagnia ancora per un po’. Tra zona rossa e arancio, anche noi da novembre siamo sempre qui e gli unici svaghi fuori casa sono la spesa e una passeggiata nei dintorni. E visto che la fauna locale ora è questa io ho deciso che tutti i giorni, o quasi, vado a trovare l’oca.

Per un po’ mi sono illusa che potessimo fare amicizia, del resto io sono fedele e puntuale, l’ho inclusa nella mia passeggiata della pausa pranzo che faccio con qualsiasi condizione di tempo. Lei si accorge della mia presenza, ogni tanto punta il suo sguardo severo nella mia direzione, ma ho presto rinunciato ai miei tentativi di contatto, credo abbia di meglio da fare. Non le porto più neanche da mangiare, primo perché so che non si dovrebbe dare mai da mangiare agli animali selvatici e poi perché quando ci ho provato (scelte rigorosamente vegane: scarti di pomodori, zucchine o radicchio) i gabbiani sono stati molto più agili e lei ne è uscita quasi umiliata e si è allontanata.

Decisa a darmi e darle pace, ora la vado a trovare, la osservo un po’ e per avvicinarmi al suo mondo mi sono messa a leggere questo libro che ho trovato in biblioteca. Il saggio di Konrad Lorenz è stato scritto nel 1988, tradotto in italiano nel 1989 e ad oggi fuori catalogo, è una piccola enciclopedia sull’oca selvatica abbastanza comprensibile anche per chi, come me, di oche e comportamenti animali non si è mai interessata. oca de La Sere 2

Lorenz ricostruisce  l’etogramma dell’oca, ovvero spiega uno ad uno l’intera gamma dei comportamenti che si possono osservare nell’oca selvatica, precisando come le sue conclusioni confermano o si integrano con altre teorie. In premessa a questa dettagliata analisi c’è una breve raccolta di storie di oche: piccole biografie con particolari sulla vita sociale e di coppia di Ada, Blasius, Floria e altre oche che Lorenz ha osservato, con resoconti di corteggiamenti, tradimenti e feroci duelli in volo a colpi d’ala. A quanto pare quello delle oche è un mondo animale che va ben oltre il cibarsi, riprodursi e sopravvivere ai predatori. Lorenz parla di personalità dell’oca ciascun esemplare riesce a rendersi unico e insostituibile nel ruolo che svolge nell’interazione con i suoi simili. Le oche creano tra loro un ordine sociale gerarchico, esprimono sentimenti di odio, gelosia, amicizia e hanno un senso di coesione di gruppo e di fedeltà di coppia.

Per me l’oca è affascinante perché è in grado di camminare, trottare, volare e nuotare, quindi può vivere il contatto con la terra, l’acqua e il cielo. E ancora più interessante è l’amore che Lorenz ha avuto per le oche, i suoi studi nascono da un’esperienza d’infanzia: a sei anni inconsapevolmente grazie all’imprinting (un meccanismo che poi lui stesso ha approfondito) è diventato l’adulto di riferimento di Martina, l’oca che ha vissuto con lui per alcuni anni.

La mia fase Konrad Lorenz non ha certo ambizioni da scienziato, semplicemente mi entusiasma l’idea che sul fiume ora c’é un’oca e ogni tanto posso andare a vedere cosa combina. Non sono l’unica, la nostra oca ha un sacco di fan che arrivano sul ponte e la cercano. Per me è fantastica quando sta nell’acqua e si lascia trasportare dalla corrente dandosi mezza spinta con una zampa per cambiare direzione. Trasmette un senso di libertà e di certezza. Lei è lì libera di fare quello che vuole, ma pur avendo ali grandi per volare, le basta quel pezzo di fiume che c’è intorno al ponte per sentirsi libera. Non so se questo mi sia di consolazione in questo periodo di immobilismo forzato da lockdown, ma di sicuro il libro che ho scelto ha il titolo perfetto, perché ogni volta che arrivo al fiume penso Io sono qui, tu dove sei?

Credo che l’oca selvatica, con le numerose e diverse analogie del suo comportamento rispetto a quello dell’uomo, rappresenti un campo di studio particolarmente proficuo per la ricerca scientifica.

Konrad Lorenz

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Io sono qui, tu dove sei?ultima modifica: 2021-01-24T21:39:42+01:00da lesenedelase
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