Viaggio a Dubrovnik: il primo tuffo in città

E’ il mio quinto viaggio in solitaria e di nuovo sulla mappa il dito punta la Croazia: si va a Dubrovnik. Obiettivi di oggi sono prendere possesso dell’appartamento e entro sera riuscire a fare un tuffo per riabbracciare il mare. Dubrovnk spiaggia Banje

La mia partenza inizia con due compagni di viaggio un po’ antipatici: un problema da risolvere con l’alloggio e il volo.

Nella borsa ho ben settecentonovantatre euro in contanti di cui spero di liberarmi presto, servono per pagare cash subito al mio arrivo l’appartamento. Questo è quanto ha stabilito l’agenzia locale, nonostante sulla mia prenotazione di Booking siano previsti anche altri metodi di pagamento.

Ciò che mi preoccupa poi è Volotea, purtroppo è di pochi giorni fa l’ultimatum dell’Enac che minaccia di revocare alla compagnia l’autorizzazione a volare a causa di troppi disagi che sta creando ai passeggeri. Ma per fortuna in poco più di un’ora e un quarto da Bergamo sono atterrata a Dubrovnik, esattamente come da tabella di marcia.

Dubrovnik, la vecchia Ragusa, si svela nella sua accecante bellezza già mentre il bus segue il sinuoso dentro e fuori della strada costiera che porta in città. La sagoma della Old town è inequivocabile: un gioiello medievale che sbuca dai piedi della montagna e se ne sta lì a fare sfoggio di sé forte del suo eterno galleggiare sull’acqua.

Soggiornare a Dubrovnik equivale più o meno all’affitto mensile di un monolocale a Milano, a maggior ragione se si vuole stare a due passi dalle mura, l’imponente scrigno che custodisce la parte più vecchia e caratteristica della città dalmata. Il meglio che ho trovato su Booking è il monolocale di Aurelia apartments, posizione perfetta ad costo un po’ impegnativo, ma in linea con quel che chiedono qui in questo periodo per una soluzione di questo tipo.

Dubrovnik - muraAll’appartamento arrivo con qualche minuto di ritardo. Ci è voluto un po’ a trascinare me e il trolley per le innumerevoli rampe di scale che da Porta Pile portano quassù. Quel che non rendono le mappe, qui come a Porto o a Bad Gastein, è sempre la terza dimensione. Ma già mi è chiaro che a Dubrovnik il tema gradini è un must imprescindibile se non si vuole stare a contemplare mare e città da lontano.

Ad aspettarmi non c’è nessuno e dopo una telefonata all’agenzia mi rassegno a che non passino ore prima che qualcuno compaia in fondo al vialetto. E invece in pochi minuti ad aprire la porta alle mie spalle è la signora Maria, una donna over di età indefinibile con un sorriso furbetto, che subito mi trascina dentro casa. Mi mostra l’appartamento dicendo che è bellissimo e io non posso che annuire, come contraddirla, si tratta di casa sua! E’ anche orgogliosa del cocktail di benvenuto che ha messo in frigo: quattro fette di torta e una piccola bottiglia di limoncello fatti da lei, una bottiglia d’acqua e due arance.

Dopo di che mi saluta e dice che ci vediamo domani, ma io ho bisogno di sistemare la questione pagamento, se no – cerco di spiegarle – non mi sbloccano gli ottocento euro sulla carta di credito (pre-autorizzati da circa un mese!). Così, pur senza occhiali scuri e valigetta ventiquattrore, mi ritrovo in una scena da film noir.

Siamo in casa sua, l’appartamento oltre la porta a vetri che dà sulla scala interna. Siamo io e lei. Io con i miei soldi in borsa e lei che sfoglia un quaderno di appunti con date, nomi e cifre. La signora Maria con me parla una lingua che è un confuso mix di italiano, inglese e croato. Capirsi è più impressione che realtà. Si mette a rovistare tra carte e buste e intanto sbuffa e dice “booking…uff….booking” e alla fine mette sul tavolo il modulo per il pagamento con carta di credito. Io cerco di farle capire che “pago cash” e lei deve solo avvisare l’agenzia per farmi sbloccare la carta.

E finalmente telefona all’agenzia con cui parliamo prima lei in croato e poi io in inglese, mi serve la conferma che sia a lei che devo dare i soldi. Poi tiro fuori le banconote e le conto in mazzetti da cento davanti a lei in inglese e lei le riconta tra sé nella sua lingua. Le battute finali sono quelle di una seconda telefonata all’agenzia, è bene che la signora Maria confermi l’avvenuta transazione. A cosa servono se no i film americani?

Di nuovo prima parla lei dicendo cose per me incomprensibili e poi io ci aggiungo il mio pezzo in inglese. Perfetto e ora che la vacanza abbia inizio! Ringrazio la signora e vado. Lei vorrebbe offrirmi il pranzo, ma io non vedo l’ora di scorrazzare libera e leggera in giro per la città e andare a mettermi in ammollo. Dubrovnik porta Pile

L’impatto con la Old town è fantascientifico. Dall’appartamento si vede un pezzo del forte Minčeta, la più alta delle torri delle mura. Ma il bello è farsi inghiottire da Porta Pile, è come essere risucchiati in un passaggio nel tempo. Case in solida pietra chiara, tetti di tegole arancioni e pavimento lucido dai lastroni logori riportano dritti nel Medioevo, mi aspetto che compaia da un momento all’altro un arciere a cavallo. Siamo noi turisti 3.0 con smartphone, scarpe da ginnastica e zaini ad essere anacronistici in questa città, a meno che questo non sia un prolungamento di qualche villaggio a tema di Gardaland.

Ma ora non voglio che tutto questo incanto mi distragga dall’altro mio obiettivo di oggi. Recupero una mappa e vado in cerca di una spiaggia. Un primo tentativo è la Buza, ovvero un grappolo di scogli che dalle mura si riversa direttamente in mare aperto. Il problema però, in questo vagare in città che somiglia molto ad una caccia al tesoro, è capire dove é la buca (buza) ovvero la porticina che permette di uscire dalle mura e raggiungere gli scogli. Mi ritrovo avvolta in un piacevole gira e rigira in vie, viuzze e vicoli e alla fine mi arrendo ad un soluzione più semplice: il lido Banje, poco fuori dalle mura e est della città. Finalmente mi tuffo in un mare cristallino, per oggi non importa se la spiaggia è poco pulita e parecchio affollata. Fra poco tra l’altro ci sarà un fuggi fuggi, visti i rumorosi nuvoloni grigio-viola che arrivano dalle montagne.

L’appartamento dove alloggio è praticamente una stanza con angolo cottura più bagno vagamente illuminati da una sola finestrella. C’è tutto l’essenziale che serve, inclusa ahimè la claustrofobia di una cella monastica. Così in breve tempo sono pronta ad uscire di nuovo.

Dubrovnik forte MincetaLa mia giornata termina al tavolo del ristorante Konoba Jezuite in compagnia di una bistecca di tonno bella cicciotta con abbondante contorno di verdure. Il posto è perfetto, in un giardino che si mescola con i ciottoli del sagrato della Chiesa di Sant’Ignazio, peccato per il vento insidioso con raffiche che fanno pensare alla bora di Trieste.

Il conto invece – di ben 326 kune ovvero poco più di 47 euro – mi illumina sul perché di tanta attenzione e premura dei camerieri. E io che pensavo di aver creato soggezione mettendomi a scrivere sul mio diario!

Dubrovnik, 20 agosto 2018

“In lontananza, avvolta nell’ovatta grigiastra del crepuscolo cominciò a scintillare di una luce opaca la preziosa gemma incastonata nella costa rocciosa, Ragusa”.
Da L’Isola di Sándor Márai

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Viaggio a Dubrovnik: il primo tuffo in cittàultima modifica: 2018-08-28T22:58:15+02:00da lesenedelase
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