Viaggio in Bretagna: Saint Suliac e Dinan

Valigia pronta, si riparte per Paimpol la mia base nei prossimi giorni. Visto che si tratta di circa centotrenta chilometri diluisco i tempi fermandomi a Saint Suliac e DinanSaint Suliac casa

Di Saint Suliac mi ha parlato la signora di Le Petit Porcon, dice che la Francia lo ha inserito tra i suoi villaggi più belli. Effettivamente ci sono indicazioni su dove lasciare auto e camper e cartelli che invitano a percorrere il piccolo centro a piedi, fanno pensare ad un luogo che attrae parecchie visite. Io mi ci immergo nella tranquillità di un lunedì mattina e la sensazione è molto simile ad avere un museo tutto per sé.

Quel che incanta di questi piccoli paesi bretoni è la superficie ruvida delle case spezzata da finestre e staccionate color pastello e da esplosioni di fiori e piante tutt’altro che selvagge. Graziose dimore che sembrano stregate dalla vanità di finire in copertina per una rivista chic sulla vita in campagna. E’ così a Saint Méloir des Ondes e in tutti i paesini che ho incontrato sinora tra Fougères, Saint Malo, Mont Saint Michel e Cancale. Questa sfilata di casette, dove ci si aspetta di trovare un puffo che taglia l’erba o Cappuccetto Rosso che ritira la posta, non sono certo un’eccezione in terra bretone.

Saint Suliac

L’essenza di Saint Suliac sta nello stringersi di queste casette l’una contro l’altra tra colline e oceano. L’acqua salata tocca il villaggio con uno di quei bracci appuntiti e lunghi che affondano nella terra ferma come artigli.

Il paese svela la doppia anima della Bretagna: una regione indecisa tra l’appartenenza alla terra o al mare che si ingegna ad accostare e fondere i due elementi anche nei piccoli gesti. Dalle finestre delle case penzolano reti da pesca arricchite da fiori, in giardino tra una pianta e un’aiuola c’è sempre una barca a riposo e in chiesa ogni banco ha una corona fatta di fasci di legno ornata di fiori, piccole ancore e conchiglie.

Ed è in chiesa che mi rifugio, ho bisogno di fermarmi. Stordita dall’entusiasmo di colori, finestre e scorci vari ho fagocitato buona parte del paese a suon di clic, finché non mi sono resa conto del fuggi fuggi di chi abita qui. Appena vedono un estraneo si ritirano velocemente al riparo di una finestra o un portone.

Dinan

La Bretagna, per chi come me la vede per la prima volta, è un baule senza fondo che trabocca di bellezza, per chi invece ci vive dev’essere anche un continuo essere esposti al mirino di macchine fotografiche.

Che poi, a pensarci bene, la bellezza che si scopre qui è quella delle cose semplici e del gusto che ha chi se ne prende cura. E allora è un po’ uno stupirsi dell’ovvio. Di quell’ovvio che nella nostra quotidianità forse non sappiamo mettere a fuoco? O di cui preferiamo rimanere spettatori perché richiede tempo, creatività e dedizione?

Da Saint Suliac mi addentro ancora un po’ nell’entroterra fino a Dinan, paese che si trova esattamente alla punta dello stesso lungo artiglio di oceano che tocca anche Saint Suliac. Qui l’acqua che bagna la terra si chiama La Rance vista da Dinan la massa azzurrognola è un fiume che si arrampica verso nord in cerca dell’abbraccio dell’oceano.

Dinan - chiesa Saint Malo de Dinan

Attraversare il centro di Dinan è come una fiaba Disney che il visitatore si racconta da solo. Lo sguardo rimbalza tra le case medievali: sono parallelepipedi col tetto a punta dalle pareti sformate e striate di azzurro, amaranto o marrone. Sembrano colorate dalla mano di un gigante bambino. Guardandole vien voglia di azzannarne un pezzo, come se fossero di marzapane rifinito con glassa e cioccolato, non ci si crede proprio che sono fatte di fango, intonaco e legno.

Il poco tempo che ho lo spendo tra le vie del centro e una breve visita alla Chiesa dedicata a Saint Malo de Dinan. Mi colpiscono i giochi di colori che creano le vetrate gotiche sul pavimento e un ingresso laterale con pareti foderate di legno su cui sono appese due grandi tele dai colori vivaci. E prima di ripartire mi tolgo lo sfizio di spiare un po’ la cittadina guardandola dai 43 metri della Torre dell’orologio.

Dinan vista dalla torre dell'orologio

Arrivata a Paimpol, lascio i bagagli nell’appartamento e attraverso il paese fino al porto. Per cena devo rifarmi di un pranzo un po’ scioccante. A Dinan, ingolosita dal desiderio di assaggiare la salsiccia bretone, non ho dato peso alla parola andouille, ovvero che si trattasse di salsiccia di trippa. E alla vista del piatto lo stomaco si è chiuso.

Stasera a rimettermi in pace con la cucina bretone ci ha pensato il ristorante L’Islandais: sella d’agnello e polenta mi sembrano un ottimo compromesso.

Paimpol, 29 aprile 2019

© Riproduzione riservata – Immagini de La Sere

Viaggio in Bretagna: Saint Suliac e Dinanultima modifica: 2019-06-11T21:20:03+02:00da lesenedelase
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