Secondo step per viaggiare da soli: concedersi

Tornando all’ipotesi di mettermi a scrivere un libro sul viaggiare da soli, il titolo del secondo capitolo sarebbe: concedersi. Il motivo per cui viaggio da sola è essenzialmente per concedermi delle esperienze. Se viaggiare è trascorrere del tempo in luoghi, situazioni e ritmi diversi da quelli di tutti i giorni, viaggiare da sola per me è spremere al massimo questa esperienza per concedermela come voglio io. viaggiare soli _ concedersi

Tant’è che spesso non è stato un luogo ad attrarmi di per sé ma quel che lì avrei potuto sperimentare. Più di una volta è successo che la destinazione l’ho scelta principalmente in base a quel che volevo fare. Nelle scorse estati sono stata in Croazia perché l’idea era di fare una vacanza al mare in agosto senza lunghi spostamenti e sapendo che avrei trovato un mare bello. Per marzo 2020, se non ci fosse stata la pandemia, avevo in programma un viaggio a Zermatt per camminare nella neve in un posto dove a marzo di neve ce ne dovrebbe essere ancora in abbondanza in più a Zermatt ci si arriva in treno.

La motivazione del concedersi non mi si è svelata magicamente da un giorno all’altro, l’ho compresa col tempo e averla chiara è stato per me fondamentale perché ad oggi è il faro che illumina i momenti bui dei miei viaggi. Se, come scrivevo qui, decidere è fondamentale per partire, il motivo per cui si viaggia da soli è invece ciò che sostiene l’esperienza e la rende davvero piacevole.

Viaggiare da soli è un mondo affascinante e finché le cose vanno bene è inutile farsi tante domande ma essendo appunto da soli è facile andare in crisi. Ci sono questioni organizzative che, pur affidandole ad un’agenzia, comunque una volta partiti gravano su chi viaggia. E se nella vita di tutti i giorni ogni tanto possiamo mettere il pilota automatico, in viaggio da soli no. La guardia non si abbassa mai del tutto, quando si viaggia da soli bisogna essere sempre consapevoli di quel che succede intorno a noi, di come stiamo vivendo la situazione ma anche di come vorremmo che fosse.

I momenti in cui ci si può lasciar andare completamente – senza pensieri su orari, spostamenti, cosa portare con sé o dove lasciare il bagaglio – vanno studiati o addirittura creati. Ad esempio, se da Bergamo parto per un weekend sul lago di Garda, pur non andando tanto lontano sarà impossibile mettersi in viaggio senza pensieri. All’arrivo so che devo trovare l’albergo del quale ho la prenotazione, farmi un’idea di dove lasciare l’auto, dove pranzare o cenare e cosa fare dopo che ho sistemato tutte queste cose. È molto probabile che il primo momento di relax sia quando mi siedo a tavola o quando finalmente posso concedermi due passi sul lungolago. E questo momento devo riuscire a godermelo.

Queste semplici e necessarie operazioni sono parte di tutti i viaggi, ma possono apparire più stressanti se gestite da soli soprattutto se c’è un imprevisto – l’albergo non corrisponde a quello che avevo prenotato, scopro che è difficile trovare parcheggio, sono arrivata tardi e i ristoranti sono già chiusi (tutte cose che a me sono successe!) – se poi è una di quelle giornate storte in cui pesa tutto, facilmente mi ritroverò a pensare “ma chi me l’ha fatto fare!”

Ci si rovinano intere giornate quando si è preda di queste preoccupazioni, arrabbiature, ma anche per semplici incertezze sul cosa fare o per la stanchezza. E sono momenti che meritano attenzione e comprensione per riuscire a trovare il modo di raddrizzare la situazione, soprattutto il nostro umore, e tornare a godersi il viaggio. Di fatto spesso si tratta di piccole questioni risolvibili con un po’ di pazienza, fiducia e creatività, ma quando si è soli si tende a farle diventare questioni di principio o problemi insormontabili. Quel che sostiene in questi casi è affidarsi alla motivazione o comunque rinforzarla.

Banalmente il ragionamento sotteso è questo: più sono consapevole di che cosa voglio e cosa mi fa stare bene, più le fatiche e gli imprevisti avranno un peso relativo e gestibile, perché maggiore sarà la mia capacità di modificare la situazione se diventa poco piacevole. Si viaggia da soli in genere per mettersi alla prova, per immergersi totalmente in un luogo o in una piccola/grande avventura oppure per avere la libertà di fare come si vuole. Va da sé che chi viaggia da solo deve mettere in conto una certa dose di stress, fatica, stanchezza e situazioni non previste. Questioni impegnative che però dovrebbero tendere sempre, almeno io spero e credo, verso un piacere.

Partire da soli per dimostrare qualcosa agli altri, per attirare l’attenzione o perché non si ha di meglio da fare non è il tipo di esperienza di viaggio in solitaria a cui aspiro, né che mi sento di sponsorizzare. E credo che queste pseudo-motivazioni aiutino ben poco a mettersi al sicuro dai momenti di crisi e tanto meno a godersi realmente l’esperienza.

Chi viaggia sceglie di impegnare tempo, energie e soldi e sarebbe un grande spreco intraprendere un’esperienza che facilmente può diventare poco piacevole. È per quello che parlo di concedersi. Viaggiare da sola per me è una cosa bella che concedo a me stessa. Una sorta di premio, regalo, sfizio in cui il piacere non è slegato da sacrificio e stress, anzi viaggiare da soli necessita di tante fatiche e rinunce. Il patto però deve essere che queste situazioni di pressione non devono offuscare l’obiettivo di concedersi qualcosa che dà soddisfazione, gioia, pace, crescita, stupore o libertà.

Quando ero a Zara ricordo di aver vissuto una situazione di stress al pensiero di dover trovare ogni giorno una cosa interessante da fare. Temevo che per alcune giornate non avrei avuto argomenti interessanti e nuovi da raccontare su questo blog. Ma faceva un gran caldo, erano le mie ferie estive e non tutti i giorni avevo voglia di inseguire cose nuove da fare o da visitare, c’erano giornate in cui volevo semplicemente stare al mare. Per non rovinare il senso del viaggio mi sono concessa dei giorni di sola spiaggia, fiduciosa che al mio ritorno – ma non prima! – avrei trovato il modo di raccontare il viaggio. E così è stato, da quel viaggio in poi ho scelto di cambiare stile nel racconto, ho abbandonato il format della cronaca di ogni giorno e ho provato a raggruppare la narrazione per temi e probabilmente l’ho resa anche più interessante.

Il viaggio è un momento prezioso che si costruisce e si attendono a volte anche mesi prima di partire. Ribadisco è una scelta ed è forse uno dei pochi spazi di libertà e creatività che ci possiamo concedere. Quindi risorse, fatica e stress che si investono in questa esperienza devono tendere a qualcosa di bello.

Perché da soli, soprattutto se non si è abituati, il rischio facilmente è quello di auto-sabotarsi e di auto-bullizzarsi. Non devo permettere alla noia, a cali di umori e imprevisti di bloccare e rovinare l’intera esperienza, ma viceversa mi aiuterà imparare ad ascoltarmi e fermarmi quando la mia testa e le mie gambe ne hanno bisogno. Lo scorso anno a Cervinia presa dall’entusiasmo di fare e di scoprire rischiavo di trascurare il fatto che le mie gambe mi stavano chiedendo un giorno di riposo. Ho provato a costruire un itinerario soft e ho scoperto posti bellissimi come Cheneil e le Grotte delle Busserailles di cui raccontato anche qui.

Se il viaggio in solitaria è un dono che faccio a me stessa, non permetterò alle difficoltà di sovrastarmi e in questo mi sarà d’aiuto osservare me stessa e la realtà con uno sguardo più schietto. Alleggerisco e cambio la situazione se provo a sdrammatizzare con autoironia, a valutare delle alternative, se mi stacco dall’idea che è necessario fare tutto o raggiungere la perfezione, se accetto i problemi come una sfida, se riesco ad essere più semplice e a liberarmi di zavorre fisiche e mentali. In poche parole imparo a concedermi l’esperienza.

© Riproduzione riservata – photo credit La Sere

Secondo step per viaggiare da soli: concedersiultima modifica: 2021-08-16T23:29:37+02:00da lesenedelase
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